L'Unica Torino

Quando il carcere diventa luogo di tortura

Condanna in primo grado per otto agenti penitenziari del “Lorusso e Cotugno”: abusi fisici e morali durati due anni. In Italia sentenze analoghe solo a Firenze e San Gimignano

Alice Dominese

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Quando il carcere diventa luogo di tortura
Foto: Unsplash

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Dopo i casi di condanna in appello per i reati commessi nelle carceri di San Gimignano e di Sollicciano (Firenze), la terza sentenza in Italia che riconosce il reato di tortura avvenuto in un istituto di pena riguarda Torino. Secondo il tribunale, sono almeno undici le persone detenute torturate nel carcere “Lorusso e Cutugno” tra il 2017 e il 2019, a seguito delle segnalazioni presentate dalla Garante comunale delle persone private della libertà personale all’epoca dei fatti, Monica Cristina Gallo.

Le otto persone condannate nel maggio scorso per tortura (in primo grado, in modo non definitivo e quindi con presunzione di innocenza) sono agenti penitenziari che operavano all’interno del Padiglione C, area destinata ai sex offender, ovvero alle persone detenute per reati di natura sessuale. In base ai documenti del processo visionati da L’Unica, i reclusi delle Vallette hanno subito minacce, percosse e abusi fisici e psicologici riconosciuti dal tribunale di Torino come trattamenti inumani e degradanti.

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