La chiesa autogestita che respinge i bigotti
Un gruppo di giovani convive nel segno dell’accoglienza. La storia del Centro Banchi di monsignor Granara: un “esperimento” sociale che dura dal 1980
Erica Manna
5 min readDa mercoledì 11 a sabato 28 novembre torna Testimonianze ricerca azioni, il festival dedicato alle arti performative contemporanee, giunto alla sua 17ª edizione.
Diretto da Clemente Tafuri, il festival riunisce pratiche artistiche che attraversano teatro, danza, performance, cinema e musica, superando le convenzioni della rappresentazione e trasformando ogni incontro in un’occasione di confronto, ascolto e scoperta.
Tra gli appuntamenti di quest’anno ci sono nuove produzioni cinematografiche, incontri con gli artisti e performance di danza butō, con la partecipazione di ospiti italiani e internazionali.
Quando è entrato in quel salone, nel 1980, «ci pioveva dentro. Era un disastro. Un fondo, praticamente. La chiesa, sopra, era chiusa da cinque anni. Per prima cosa ho tolto tutte le statuette dei santi, delle madonne, le candeline. Ho sistemato alcuni giornali, come Epoca. E poi la Bibbia, il Corano, il Vangelo».
Monsignor Marco Granara è stato per 27 anni rettore del santuario di Nostra Signora della Guardia di Genova: è rettore della chiesa di San Pietro in Banchi ed è l’anima di questo centro tra i vicoli, dove sul cancello di ingresso è appesa la sua foto. Con una postilla: «Attenzione. Qui non si allevano bigotti». E in pennarello: «Free Palestine».
«Nel Nord Europa stavano chiudendo molte chiese in quegli anni – ha raccontato a L’Unica – e nascevano sportelli che si chiamavano “Portes ouvertes”, porte aperte. Ho pensato di fare lo stesso: il Centro Banchi è nato proprio così».
È tante cose, il Centro Banchi, all’interno di una delle prime chiese autogestite in Italia dove trovi le foto di Pepe Mujica, Rosanna Benzi e Michela Murgia. Un luogo di accoglienza e di formazione, dove la fede di provenienza (se c’è) può essere anche un dettaglio. Sede dei gruppi dei “Cammini di ricerca” per chi prova a trovare un senso, e del centro di ascolto gestito da Auxilium la mattina, dove si distribuisce la colazione e si smistano le richieste sempre più pressanti dei nuovi bisogni, dalla difficoltà a pagare le bollette a quella di ottenere i documenti per le persone migranti.
