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Gli “errori” di Demartini e il crac dei risparmiatori

L’ex ad della Banca d’Asti celebra le cifre dei suoi vent’anni di gestione, ma liquida come uno sbaglio la strategia che ha bruciato i risparmi di ventimila astigiani

Paolo Viarengo

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Gli “errori” di Demartini e il crac dei risparmiatori
Sede Cassa di risparmio di Asti – Foto: Wikimedia Commons

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C’è un filo invisibile, ironico e decisamente cinico, che unisce la leggendaria catena di montaggio di Detroit alle colline del Monferrato. Henry Ford – che non era esattamente l’ultimo arrivato in fatto di quattrini e che per molti ha praticamente inventato il capitalismo moderno – nel 1913 fece un miracolo: ridusse i tempi di fabbricazione della Model T, la prima auto popolare di tutti i tempi, da dodici ore a novantatré minuti. Ma il suo vero colpo di genio fu un altro: capì che per vendere auto serviva qualcuno in grado di comprarle.

Inventò così il “fordismo”, raddoppiando i salari dei suoi operai a cinque dollari al giorno e trasformandoli in suoi clienti. Un salario minimo ante litteram dove tutti guadagnavano e l’auto diventava il pilastro della neonata classe media. In sintesi: metto i soldi in tasca a chi non ne ha, così poi tornano a me. Un cerchio perfetto. Sembra che il celebre industriale amasse ripetere che «anche un errore può rivelarsi utile per raggiungere un obiettivo».

Proprio la parola “errore” è diventata il leitmotiv di un’altra storia, decisamente più provinciale ma non meno clamorosa, che ha scosso le fondamenta astigiane. Il 22 giugno di quest’anno, dopo anni passati tra arrampicate sugli specchi, scuse creative e rimpalli di responsabilità, la verità è finalmente venuta a galla. Il teatro della confessione non è stato un austero consiglio di amministrazione, bensì un dibattito (al quale L’Unica era presente) sul palco della festa annuale alla Casa del Popolo. Qui Carlo Demartini, ex amministratore delegato della Banca d’Asti, commentando il crollo dei titoli dell’istituto, ha pronunciato la parola magica: «È stato un errore».

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