L'Unica Torino

Ex Westinghouse, un buco nero lungo venticinque anni

Dal progetto faraonico dell’archistar Mario Bellini, mai realizzato, all’accordo tra Esselunga e Politecnico per un centro congressi da cinquemila posti

Gigi Padovani

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Ex Westinghouse, un buco nero lungo venticinque anni
Foto: Gigi Padovani

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Questa è la storia di una biblioteca civica mai costruita. È l’incredibile racconto su un “buco nero” di Torino, un’area industriale dismessa – descritta dalle cronache cittadine come “ex Westinghouse” –, che da venticinque anni aspetta di avere una destinazione, tra inchieste giudiziarie, cambi di proprietà, progetti stracciati, proteste popolari.

Si tratta di circa 40 mila metri quadrati situati in una zona centrale di Torino. È un vasto terreno a fianco del Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” (progetto Albertini-Gregotti-Cagnardi, inaugurato nel 2001). È a poca distanza dalla grande galleria in vetro e acciaio della stazione di Porta Susa (progettata dal gruppo francese AREP con Silvio D’Ascia e Agostino Magnaghi), da cui dal 2013 partono i treni dell’alta velocità. È all’ombra del grattacielo Intesa Sanpaolo, alto 166 metri (ideato da Renzo Piano) e inaugurato nel 2015. Era prevista la costruzione di una torre di vetro alta sette piani, collocata sulle onde di una struttura di cristallo.

Fonte: Google Maps

Quello della nuova Biblioteca Centrale Civica di Torino – presentato il 27 marzo 2001 al Teatro Gobetti alla presenza del suo ideatore, l’architetto e designer milanese Mario Bellini – era un plastico stupendo. E tale è rimasto.

«Doveva essere un fiore all’occhiello per la città», ha commentato con L’Unica il professor Valentino Castellani, ex sindaco di Torino che in quelle settimane era al termine del suo secondo mandato. «Faceva parte di un ambizioso programma di recupero per molte aree della “Spina 2”, individuate dal piano regolatore firmato da Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi». La “Spina 2” è un’area che si estende lungo corso Inghilterra, da corso Vittorio Emanuele II a piazza Statuto. «Eravamo convinti che fosse necessaria una grande biblioteca, intesa come centro culturale cittadino e perciò lanciammo un concorso internazionale». Al bando parteciparono 175 studi di architettura e la spesa stimata era di 233 miliardi di lire (pari oggi a circa 184 milioni di euro): si coltivava la speranza di finire i lavori entro «l’anno confine» del 2006, in tempo per le Olimpiadi invernali.

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