L'Unica Torino

«La Torino-Lione si farà, magari in ritardo ma si farà»

Intervista a Mino Giachino, leader del movimento Sì Lavoro-Sì Tav: «La nuova diga nel porto di Genova, il Terzo Valico e il TAV sono in grado di far crescere il PIL italiano di un punto»

Alessandra Torta

7 min read
«La Torino-Lione si farà, magari in ritardo ma si farà»
In foto: Mino Giachino

L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Cuneo e Genova.

Per riceverla, clicca qui

L’intervista a L’Unica di Nicoletta Dosio, storica attivista No TAV, ha buttato benzina sul fuoco del dibattito sui lavori in val di Susa per la linea ferroviaria Torino-Lione. «I poliziotti feriti? Nella vita bisogna scegliere da che parte stare», ha detto Dosio, riferendosi agli scontri del 25 luglio. «Gli agenti sono persone mandate a fare occupazione», ha continuato. «In questo senso il cantiere è un luogo che fa la guerra alle persone e al territorio. Noi ci difendiamo come possibile, questa è resistenza». 

Per rispondere alle argomentazioni della leader No TAV, L’Unica ha contattato Mino Giachino, altrettanto storico sostenitore dell’alta velocità. Una lunga carriera politica iniziata con Carlo Donat-Cattin nella Democrazia Cristiana, proseguita in Forza Italia (con la nomina a sottosegretario ai Trasporti nel quarto governo Berlusconi, dal 2008 al 2011) e in Fratelli d’Italia, dove è stato responsabile dei Trasporti per il Piemonte.

«A suo modo quella di Dosio è una bella intervista», ha detto Giachino, fondatore del movimento Sì Lavoro-Sì TAV, che ha annunciato per il 27 settembre una manifestazione che si ispira al precedente del 2018, quando oltre 30 mila persone scesero in piazza per sostenere la Torino-Lione. «È una bella intervista perché rivela quello che Dosio pensa davvero», ha spiegato. «Il problema è che quello che pensa va contro le istituzioni, e questo è molto grave. Il TAV non è stato deciso da un partito o da una parte politica, ma dal Parlamento italiano, che secondo la Costituzione uscita dalla Resistenza è l’organismo che rappresenta la volontà del popolo. E c’è un fatto ancora più grave: Dosio arriva a concepire la violenza come strumento di lotta politica, il che è contrario alla Costituzione e contrario all’Italia rinata dal dopoguerra: la lotta politica è democratica».

Leggi altro