Quando Genova diventa Paperopoli
Dalla Disney ai fumetti realistici: gli autori genovesi che hanno popolato le strade della Liguria con i loro personaggi
Stefano Priarone
7 min read
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Genova è una delle capitali del fumetto italiano. Intanto perché sono tantissimi gli autori di grande livello genovesi, o comunque liguri. E poi perché la città stessa compare spesso nelle storie disegnate e non solo nelle storie realistiche. A partire dal mondo Disney, tanto che Paperopoli – la città di Paperino e compagni – invece che nell’immaginario Stato del Calisota dove l’hanno collocata gli autori americani, potrebbe tranquillamente essere in provincia di Genova.
Se negli Stati Uniti Walt Disney pensava essenzialmente ai disegni animati, con i fumetti tenuti sempre in seconda battuta nella grande produzione della sua azienda, in Europa e in particolare in Italia le cose sono andate diversamente. L’Italia, infatti, è da decenni la principale produttrice al mondo di fumetti Disney, e le storie degli autori italiani sono tradotte in tutto il mondo.
Genova, in tutto questo, ha da sempre un ruolo di primo piano. Già negli anni Cinquanta, infatti, sono due ex repubbliche marinare a ospitare le scuole principali del fumetto disneyano italiano: quella veneziana con Romano Scarpa, Luciano Gatto e in seguito Giorgio Cavazzano e Giorgio Pezzin, e quella genovese-rapallese con Giovan Battista Carpi e Giulio Chierchini (i genovesi) e Luciano Bottaro e Carlo Chendi (i rapallesi). Alcuni sono stati autentici Maestri Disney, titolari di uno stile personale tramandato a numerosi allievi. Carpi (1927-1999) negli ultimi anni di vita si era dedicato a formare nuovi artisti alcuni dei quali genovesi, come Andrea Freccero (attuale supervisore artistico di Topolino), Marco Mazzarello, Francesco D’Ippolito o comunque assimilati, come il novese Sergio Cabella o Enrico Faccini, nato a Santa Margherita Ligure, diventati a loro volta moderni Maestri Disney.
Questo spiega perché – nonostante l’ambientazione delle storie disneyane sia, in teoria, statunitense – Genova e la Liguria siano apparse spesso nelle storie dei topi e dei paperi più famosi del mondo.
Quanto dista Genova da Paperopoli?
Un primo segnale, quasi un presagio di quanto sarebbe successo in seguito, appare nel 1942, in una pietra miliare nella storia del fumetto: Paperino e l’oro del pirata (1942), prima avventura di Donald Duck apparsa su un comic book (un albo a fumetti) e non a strisce sui quotidiani com’era abitudine negli Stati Uniti, e prima storia disegnata da Carl Barks, l’artista che avrebbe dato vita all’universo di Paperopoli, creando personaggi come Paperon de’ Paperoni e i Bassotti. Nella storia compare un pappagallo antropomorfo, Yellow Beak, che nella traduzione italiana diventa Bacicin Parodi, nome classicamente genovese, per un’idea di un altro grande del fumetto italiano: Guido Martina, destinato a diventare uno dei più bravi e prolifici sceneggiatori di storie disneyane, torinese di Carmagnola ma con casa in Liguria.
La prima citazione diretta di Genova – sempre a opera di Barks – appare nella pagina d’apertura di Paperino e le spie atomiche (1951), un’anomala storia (i comprimari sono tutti umani, solo Paperino e i nipotini sono animali antropomorfi) ambientata in Costa Azzurra. Genova è indicata in un cartello stradale (accanto alle ben più lontane Parigi, Ginevra e Tolone).

Per vedere davvero Genova e le sue strade in un fumetto Disney bisognerà aspettare ancora qualche anno e la storia Paperino e la scoperta dell’Italia (1956), dei già citati Guido Martina e Luciano Bottaro. Quest’ultimo, essendo di Rapallo, la disegnerà con grande efficacia e realismo. Nella storia, che porta i Paperi su e giù per il Paese, Genova viene spesso citata visto che Cristoforo Colombo era genovese e il ricchissimo Paperone è “parsimonioso” (per usare un termine politicamente corretto) come il più tipico dei zenesi.
Non è finita: in Paperino e la notte del saraceno (1983) del milanese Marco Rota (storia pubblicata non sul settimanale Topolino ma su un album cartonato, simile a quelli usati per le storie di Asterix), Paperone trova la mappa di un tesoro nascosto nella lontana e per lui esotica Varigotti. Parte per l’Italia con Paperino e il trio di nipotini Qui-Quo-Qua e atterra all’aeroporto Cristoforo Colombo. Curiosità, la storia fu anche tradotta in latino, nell’ambito di un’iniziativa speciale condotta da Disney insieme allo European Languages Institute.
Per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America, infine, il genovese Giulio Chierchini scrive, disegna e colora (è stato il primo fra gli autori di Topolino a colorare personalmente i suoi disegni) la storia Paperin Pestello e la via delle Indie (1992) ambientata a Genova prima della spedizione di Colombo, con Paperino (Paperin Pestello) guardiano della Lanterna e il ricco Paper Batta de’ Palanche (Paperone).
I Paperi sono stati a Genova anche in tempi più recenti, nella prima puntata della storia Zio Paperone e il Giro da capogiro, preparata per il Giro d’Italia del 2020 e pubblicata in maggio nonostante il rinvio all’autunno della corsa per la pandemia. Nelle tavole, disegnate da Marco Mazzarello, genovese con radici a Mornese, nel Basso Piemonte, compaiono il porto, il Matitone e la Lanterna. Tutti fedeli al vero e riconoscibilissimi.
Genova da Dago a Martin Mystère
Creato nel 1981 dal talentuoso sceneggiatore sudamericano Robin Wood (1944-2021) per i disegni dell’argentino Alberto Salinas, Cesare Renzi è un nobile nella Venezia del Cinquecento. A causa di un complotto ordito dal rivale principe Bertini, la sua famiglia è massacrata e disonorata con l’accusa di essere al soldo del sultano turco. Trovato dai pirati saraceni mentre galleggiava sul mare con una daga piantata nella schiena, il giovane Cesare sarà ribattezzato Dago e inizierà una serie infinita di avventure che lo porterà a contatto con la storia reale del XVI secolo.
Dago è un grande avventuriero che vive straordinarie vicende in tutta l’Europa del tempo: non poteva che essere al centro anche delle più rilevanti questioni genovesi, a partire dalla congiura dei Fieschi del 1547 contro il governo di Andrea Doria.
Dago non a caso è stato lanciato da autori sudamericani: è raro infatti che gli autori italiani del fumetto realistico ambientino le loro storie in Italia: i popolarissimi personaggi della Sergio Bonelli Editore sono quasi sempre anglosassoni: Tex, Zagor, Martin Mystère e Julia sono statunitensi, Dylan Dog inglese, Nathan Never vive un futuro lontano ma in quelli che adesso sono gli Stati Uniti.
Tuttavia Martin Mystère, lo studioso di “mysteri” irrisolti come la fine di Atlantide e la presenza degli Ufo, è stato spesso in Italia. Nei primi anni Novanta, ad esempio, il suo creatore Alfredo Castelli (1947-2024) lo aveva fatto trasferire a Firenze per dar vita a un ciclo di storie intitolato Mysteri italiani. Genova all’epoca era apparsa solo di scorcio, ma nella storia Il tredicesimo segno del 1994 (testi di Castelli e Alessandro Russo, disegni di Franco Devescovi) gli autori hanno dato alla città un ruolo fondamentale, collocando nel Teatro della Corte, a due passi dalla stazione di Brignole, la sede italiana della S.O. Communications, l’azienda multinazionale del principale “cattivo” della serie Seergej Orloff (amico, poi nemico, poi di nuovo amico, adesso non si sa, nelle storie attuali è in corso una complessa sottotrama dedicata al personaggio).

Grazie a due sceneggiatori genovesi, Luca Barbieri e Sergio Badino, Martin Mystère è tornato recentemente a Genova. Nell’albo Il segreto della Superba (2023, testi di Barbieri, disegni di Marco Foderà) indaga in un “mystero” che coinvolge le civiltà perdute di Atlantide e Mu, in un omaggio appassionato alla città e alle storie più classiche della serie.
Nell’avventura in due parti Le ombre di Venezia e Le 103 meridiane, uscite a gennaio e febbraio di quest’anno (testi di Badino e disegni di Riccardo Chiereghin) che inizia a Venezia e si conclude a Genova, Martin si occupa di “mysteri” che coinvolgono Cristoforo Colombo e il Castello d’Albertis che per l’occasione ha ospitato una mostra – chiusa qualche settimana fa – con esposti i disegni originali di Chiereghin.
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La criminologa con un fidanzato (e un autore) genovesi
Un altro personaggio della Bonelli, la criminologa Julia Kendall, creata dallo sceneggiatore genovese Giancarlo Berardi, ha da anni un fidanzato genovese, il poliziotto Ettore Cambiaso (stesso cognome di vari genovesi celebri come gli artisti del Cinquecento Giovanni e Luca e il calciatore della Juventus Andrea).
La sua prima volta a Genova (vacanza romantica diventata un’indagine) è nella storia La Superba (2015), scritta da Berardi con Mantero e disegnata da Luigi Copello. Ma, secondo Berardi, l’altro suo personaggio famoso, Ken Parker, pur vivendo storie nel West, può in qualche modo essere considerato zeneze.

«Ken, oltre che un figlio del Sessantotto, è stato una metafora per raccontare la vita e le problematiche sociali del mio Paese, della mia città, e perfino del mio quartiere», ha raccontato l’autore in un’intervista di due anni fa a Il Secolo XIX. «La storia intitolata Sciopero è ispirata a un avvenimento simile avvenuto a Sampierdarena. Possiamo definire Ken “un genovese nel West”, usava anche genovesismi come “diamoci d’attorno” ma io assicuravo a Sergio Bonelli che era perfetto italiano».
Chiudiamo questa breve (e incompleta) carrellata sulla Genova dei fumetti auspicando un’avventura nella città ottocentesca di Zagor, l’eroe della foresta di Darkwood creato dallo stesso editore Sergio Bonelli (che quando sceneggiava si firmava Guido Nolitta) e dal disegnatore di Recco Gallieno Ferri.
In una lunga saga del 2011 Zagor andava in Europa a combattere il vampiro Bela Rakosi nella sua Transilvania e per tornare in America salpava da Genova: possibile che non gli sia successo nulla nella Superba?
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