L'Unica Torino

La squadra che non dovrebbe esistere

Sono ragazze palestinesi, libanesi e siriane, e grazie a “Basket Beats Borders” giocano insieme nonostante le tensioni internazionali

Maurizio Bongioanni

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La squadra che non dovrebbe esistere

Sono undici. Hanno tra i diciotto e i ventisei anni, vengono dal campo profughi di Shatila, alla periferia sud di Beirut, e giocano a basket in una squadra che, per legge, non potrebbe nemmeno esistere. Sono palestinesi, siriane, libanesi: tre nazionalità che a poche centinaia di metri da casa loro sono spesso motivo di divisione, e che a Torino invece stanno sullo stesso parquet, con la stessa maglia. Si chiamano “Real Palestina Youth Club”, ma il nome con cui viaggiano per l’Europa è un altro, ed è un manifesto: Basket Beats Borders, “Il canestro batte i confini”.

L’Unica le ha incontrate al Palaruffini, tra un allenamento e l’altro, ospiti di un progetto di scambio organizzato da una rete di associazioni che le ha volute qui e ha combattuto mesi di burocrazia per riuscirci.

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