La vera storia del santo dell’acqua
La vita avventurosa di Enrico d’Asti, patriarca di Gerusalemme e conquistatore di Smirne, cancellata dalla leggenda sul suo corpo tornato miracolosamente in città
Alberto Gallo
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Una via ai confini del centro storico porta il suo nome, una strada piccola e nascosta nella zona della stazione. Il beato Enrico Comentina – o più semplicemente Enrico d’Asti – è stato una figura determinante negli equilibri di potere nel Mediterraneo nella seconda metà del Trecento. Ma nella città natale la sua storia, sepolta dal tempo e dalle leggende, è stata trasfigurata: la figura di diplomatico e conquistatore è stata soverchiata da una nomea ai limiti della superstizione. Enrico è diventato il “santo dell’acqua” e le sue spoglie vengono esposte in una cappella della cattedrale ogni volta che la pioggia si fa attendere troppo.
L’ultima quest’estate, la più torrida di sempre. «In questi giorni di grande caldo e aridità, oltre a pregare in modo speciale perché questa siccità cessi, abbiamo esposto il beato», aveva annunciato don Francesco Secco, il parroco della Cattedrale. «Non succedeva da qualche anno e, in genere, sono i parrocchiani stessi a chiedere che le reliquie vengano scoperte fino alla prima pioggia ristoratrice».