Ecco perché il Maina ha chiuso senza colpevoli
La sentenza della Corte dei Conti che ha assolto il commissario Camisola e i revisori dei conti ricostruisce la crisi progressiva e inarrestabile della casa di riposo
Paolo Viarengo
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Il finale della commedia – se non fosse che parliamo di anziani e soldi pubblici – è scritto nelle 98 pagine della sentenza numero 90 emessa dalla Corte dei Conti il 23 giugno scorso: tutti assolti. Al centro della scena la casa di riposo “Maina-Città di Asti”, tra le più grandi strutture italiane di questo tipo, che a dicembre 2022 ha chiuso definitivamente i battenti lasciando a spasso 120 dipendenti e trasferendo di fretta 130 anziani ospiti, tra le grida di «vergogna» e la finta incredulità di molti.
Il Maina era sepolto dai debiti, tutti sapevano benissimo il perché ma nessuno parlava: adesso, finalmente, dopo decenni di silenzio, è stata la magistratura contabile a scoperchiare il vaso di Pandora. L’ex commissario straordinario Giuseppe Carlo Camisola e i revisori dei conti Luisa Amalberto, Simone Callegher e Massimo Striglia escono a testa alta dall’aula della sezione giurisdizionale per la Regione Piemonte.
Situazione insanabile, nessun colpevole
Nessuna condanna e azzerata la richiesta monstre di risarcimento per danno erariale da 1.326.377,95 euro avanzata dalla procura contabile. I giudici – nella sentenza che L’Unica ha potuto visionare – lo mettono nero su bianco all’interno del corposo documento: gli imputati, scrivono, «operarono con onestà, diligentemente e nel pieno mandato della Regione».