Canelli, il ritorno della tradizione
Il 20 e 21 giugno andrà in scena la rievocazione storica, ma senza battaglia
Lorenzo Germano
7 min read
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Dopo dieci anni di assenza, il 20 giugno prossimo la città di Canelli è pronta a ritrasformarsi in un borgo seicentesco. Ci saranno ancora soldati, musici, artisti di strada, contadini e tutti i personaggi tipici dell’epoca, ma questa volta i fucili non spareranno nemmeno un colpo.
La rievocazione storica, che in passato attirava decine di migliaia di visitatori desiderosi di immergersi nel clima delle guerre di successione del Ducato di Monferrato (1613-1617), non si chiamerà più “Assedio”, ma “Canelli 1613”: un salto nel passato che riporta ai mesi precedenti agli scontri e ai conflitti bellici.
Una scelta dell’Associazione Colline 50 – subentrata al precedente gruppo storico nell’organizzazione dell’evento – e condivisa con l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Roberta Giovine, dovuta alla volontà di ripartire con una versione light, così da riprendere gradualmente l’iniziativa e gestire al meglio le risorse economiche, tra le cause dello stop degli anni passati, in vista delle future edizioni della manifestazione.
«Vogliamo evocare il momento in cui si sentivano già rumori di guerra, ma non era ancora scoppiata. Sarà un assedio senza battaglia: un clima tranquillo, con animazioni e i primi accampamenti militari che iniziano a controllare chi entra nel borgo, se è amico o nemico», ha spiegato a L’Unica Mauro Stroppiana, vicesindaco di Canelli. «Il tentativo è di ripartire come era nata all’inizio la rievocazione: come una piccola manifestazione locale, una festa del paese dove tutti partecipavano».
Le origini
Per comprendere meglio l’importanza di questo evento, è utile fare un passo indietro. A raccontare le origini della manifestazione è uno dei fondatori, Pier Sergio Bobbio: «La rievocazione l’abbiamo ideata Giovanni Vassallo e io durante un memorabile viaggio tra Canelli e la Lunigiana, dove stavamo andando a incontrare un gruppo musicale da invitare a Canelli. L’idea nacque perché, all’epoca, la Regione Piemonte invitava i Comuni a ideare eventi turistici capaci di unire storia, gastronomia e territorio».
Lo spunto arrivò dalla musica. «Grazie a un assiduo frequentatore della biblioteca, Masino Scaglione, venni a conoscenza di un’opera lirica di fine Ottocento, “L’Assedio di Canelli”, che raccontava in forma tardo-ottocentesca un episodio eroico realmente accaduto agli inizi del Seicento. Scartata l’idea di riproporre l’opera, per la mancanza degli spartiti musicali – era rimasto soltanto il libretto – decidemmo di puntare su una rievocazione storica. Proprio durante quel viaggio gettammo le basi di quella che sarebbe diventata la rievocazione».
Dal 1992 prese così il via un evento destinato a diventare un punto di riferimento prima a livello regionale e poi nazionale. «Siamo arrivati ad avere quasi duemila figuranti in costume. I canellesi erano moltissimi: erano coinvolte quasi tutte le associazioni di volontariato, oltre alle scuole elementari e medie», ha raccontato Bobbio. «Molte associazioni offrivano pasti rigorosamente seicenteschi. Partecipavano anche gruppi provenienti dall’estero, in particolare da Inghilterra e Svizzera. È difficile fare stime precise, ma nei due giorni si ipotizzavano fino a 20 mila visitatori».

La storia
L’evento rievoca un episodio legato alle guerre di successione del Ducato del Monferrato, che all’inizio del XVII secolo coinvolsero anche Canelli, situata in un’area contesa tra i Savoia e il Monferrato, allora sotto influenza spagnola. Dopo la morte nel 1612 del duca di Mantova (e di Monferrato) Francesco IV Gonzaga – marito di Margherita, figlia di Carlo Emanuele I di Savoia – e del primogenito Francesco, il sovrano sabaudo cercò di espandere i propri domini sostenendo i diritti della nipote Maria, considerata l’unica erede legittima; a prendere il potere fu però il fratello minore del defunto, Ferdinando Gonzaga. Per rafforzare la propria posizione il principe di Piemonte tentò allora di ottenere l’appoggio di Francia, Venezia e altri Stati italiani, senza però riuscirvi. Decise quindi di agire militarmente, occupando centri strategici come Trino, Alba e Moncalvo. Nonostante le intimidazioni del governatore spagnolo di Milano, arrivò a dichiarare guerra alla Spagna, una delle maggiori potenze europee di quel periodo. Il conflitto si concluse nel 1615 con la pace di Asti, con la quale Carlo Emanuele I accettò di smobilitare l’esercito e di rinunciare alle proprie pretese sul Monferrato.
A riassumere che cosa successe alla città ci sono le parole di Oscar Bielli, sindaco per tre mandati a partire dal 1994: «Nel giugno del 1613, approfittando della scarsa presenza di soldati nelle fortificazioni, Carlo Gonzaga, duca di Nevers, attraversò il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e diversi cannoni, ponendo l’assedio alla città. Le truppe monferrine tentarono in più modi di entrare in Canelli, ma la piccola guarnigione rimasta fu aiutata in modo determinante dalla popolazione che, con non pochi sacrifici, riuscì a resistere a tutti gli attacchi e a reagire in modo decisivo. I nemici furono costretti a ritirarsi con grande gioia di tutta la popolazione. Il duca di Savoia per ringraziamento e per premiare gli uomini e le donne di Canelli del loro comportamento li esentò per 30 anni, con apposito decreto, dal pagamento delle tasse».
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Ricreando questa atmosfera, durante la rievocazione i visitatori si trovavano immersi in un continuo via vai di soldati e ufficiali, tra spari di artiglieria, combattimenti e scene di vita quotidiana: contadini in fuga con i loro animali, carri carichi di suppellettili, osterie e taverne animate anche da malfattori e accattoni. Non mancavano controlli e ispezioni a sorpresa. A tutti venivano infatti consegnati due documenti da portare sempre con sé. Il primo, chiamato “Tiletto” e vidimato nelle postazioni militari disseminate lungo il borgo, fungeva da lasciapassare, permettendo ai visitatori di dimostrare di non essere nemici ed evitare così la gogna o la berlina. Il secondo era la “Bulletta di sanità” che attestava la buona salute e certificava di non essere “appestati”.
La nuova edizione senza la battaglia
Da questa eredità, ma alla luce di nuove esigenze e con un diverso gruppo organizzatore, la macchina è ripartita. La proposta di rilanciare la manifestazione arriva dall’associazione Colline 50, composta da giovani canellesi desiderosi di animare la comunità.
«Questo non sarà più l’Assedio di Canelli come lo ricordavamo. Si chiamerà “Canelli 1613” perché ci collochiamo due o tre mesi prima del grande assedio», ha spiegato a L’Unica Elena Trinchero, presidente di Colline 50. «Siamo affiancati da storici, tra cui Alessandro Fiscelli, e supportati da Gianluigi Bera e Annamaria Tosti, che ci guidano verso una ricostruzione il più possibile corretta».

L’obiettivo è creare un momento di festa: «Ci saranno giochi, taverne, osterie, musiche e spettacoli. Vogliamo riprodurre una Canelli seicentesca viva, allegra e giovane, con anche un grande mercato storico». Ampio spazio sarà dedicato ai più giovani, con il coinvolgimento delle scuole – dall’infanzia alle superiori – e con il contributo degli studenti dell’indirizzo turistico, ai quali è stata affidata la gestione del canale TikTok dell’evento. «Puntiamo molto sui ragazzi: ci sarà anche il gruppo Canelli Crew, che si occuperà dei giochi storici e di coinvolgere sia adulti sia bambini», ha aggiunto Trinchero.
La manifestazione si svilupperà su due giornate: «Sabato 20 giugno si inizierà intorno alle 17 e si proseguirà fino a mezzanotte; domenica 21 dalle 10 alle 18». Il percorso interesserà gran parte della città, partendo da piazza Cavour (all’altezza dell’infopoint) e attraversando via 20 Settembre, piazza Aosta, via G. B. Giuliani e piazza Gioberti fino a San Tommaso, per poi proseguire verso la Sternia e raggiungere il piazzale Villanuova, coinvolgendo anche il centro storico alto.
I costi e la sostenibilità
«Abbiamo deciso di non riproporre la “Grande Battaglia”, sia per una questione economica, dato che i costi oggi sono molto elevati, sia per motivi legati alla sicurezza. L’evento sarà più contenuto, ma comunque molto coinvolgente». L’organizzazione resta in capo all’associazione Colline 50: «Siamo un gruppo piccolo, quattro o cinque persone attive e, per questo, avevamo bisogno di un supporto logistico da parte dell’amministrazione. Abbiamo inoltre avviato una collaborazione con la Fondazione Egri di Torino per gli aspetti teatrali e organizzativi. Saranno coinvolte cinque pro loco e tutti i ristoranti canellesi, sia all’interno sia all’esterno delle mura».
Anche per il vicesindaco Mauro Stroppiana il tema dei costi è centrale per il futuro dell’iniziativa, in modo che non si arresti più come avvenuto sotto la giunta Gabusi. «Dieci anni fa non si parlava di sostenibilità; oggi è un tema imprescindibile su tutti i fronti. Abbiamo scelto di realizzare una manifestazione basata su un forte coinvolgimento delle risorse locali, del volontariato e dei finanziamenti raccolti tramite sponsor», ha spiegato Stroppiana. «Dalle dichiarazioni del 2016, che non ho motivo di ritenere inesatte, emerge come si fosse arrivati a una situazione finanziariamente non più sostenibile, anche a causa di una macchina organizzativa molto complessa. Forse, con il tempo, erano venute meno anche le motivazioni».
Il 2026 sarà quindi un anno pilota per valutare come proseguire. «Non puntiamo alla perfezione, altrimenti si rischia di non partire mai. Una città dinamica è una città che sperimenta e accetta di mettersi alla prova», ha aggiunto il vicesindaco. «Se qualcosa non funziona, lo si corregge senza polemiche. È successo anche con le luci di Natale: il primo anno è stato difficile, mentre l’anno scorso sono state apprezzate da tutti. Quando si avviano nuovi progetti si fanno investimenti. Siamo una città industriale, abituata a sperimentare».
L’appuntamento per “Canelli 1613” è il 20 e il 21 giugno 2026 a Canelli, in provincia di Asti. A questo link trovate tutte le informazioni necessarie.
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