La commedia della politica è solo all’inizio
Banca d’Italia potrebbe costringere Rasero a lasciare il municipio in anticipo. E intanto Fratelli d’Italia (sempre a favore del doppio ruolo per il sindaco-banchiere) piazza un uomo nel consiglio d’indirizzo della Fondazione
Paolo Viarengo
5 min read
L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.
Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Cuneo, Torino e Genova.
Per riceverla,
clicca qui
Qualcuno pensava che, ricalcando le celebri parole evangeliche di Giovanni, ad Asti tutto fosse ormai compiuto sotto il cielo della politica e della finanza. La realtà ci dice che non è affatto così. L’ascesa alla presidenza della Banca di Asti da parte di Maurizio Rasero non rappresenta il sipario che cala sulla scena, bensì il primo atto di una commedia ancora tutta da scrivere.
In questi giorni frenetici, il neo-eletto al vertice dell’istituto di credito non ha perso tempo: ha incontrato i sindacati, ha dialogato con le fondazioni piemontesi, ha ascoltato industriali, commercianti e artigiani. Soprattutto, ha fatto le valigie per Roma, dove ha avuto un faccia a faccia con i piani alti di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia.
Nel frattempo, l’ultimo consiglio d’amministrazione della banca astigiana ha portato avanti la cosiddetta procedura Fit & Proper, quell’austero protocollo europeo recepito dalle nostre autorità che serve a valutare le competenze, la rettitudine morale e l’onorabilità di chi siede nelle stanze dei bottoni.
Superato il primo vaglio da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che ha formalizzato le designazioni, si è passati alla fase dell’autocertificazione, in cui i diretti interessati devono mettere nero su bianco di possedere tutti i requisiti necessari.
Un uomo, due poltrone
Il vero scoglio ha la forma di due poltrone decisamente ingombranti, occupate contemporaneamente dallo stesso uomo: quella di primo cittadino e quella di numero uno della banca. Un doppio ruolo che è rimbalzato fino in Parlamento, dove alcuni membri delle opposizioni hanno depositato un’interrogazione e una richiesta di informativa urgente rivolta al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
L’obiettivo è spingere il titolare del ministero a riferire su quelle che i firmatari non esitano a definire come pesanti anomalie capaci di scuotere le fondamenta della Fondazione CrAsti e l’intera governance dell’istituto di credito.
Messo alle strette dal fuoco incrociato, Rasero potrebbe trovarsi costretto a compiere un passo indietro da uno dei due prestigiosi incarichi. Quale scegliere? Se guardiamo al portafoglio, la differenza è minima: lo stipendio da sindaco si aggira sui 125 mila euro lordi all’anno, mentre quello da presidente d’istituto tocca i 130 mila, bonus esclusi. A fare la vera differenza è il fattore tempo: l’esperienza da inquilino del municipio scadrà la prossima primavera, mentre il mandato nel mondo del credito è appena all’inizio.
La decisione, insomma, appare quasi scontata. Meno scontati sono i tempi della vigilanza bancaria, che si muove secondo i propri ritmi felpati e che, con ogni probabilità, chiederà chiarimenti formali. Questo balletto burocratico potrebbe far slittare qualsiasi verdetto definitivo almeno fino alla fine dell’anno, aprendo la strada a diversi scenari amministrativi.
La legge parla chiaro: un Comune viene commissariato solo se la guida della giunta decade prima dell’ultimo anno di mandato, un’ipotesi che ad Asti è ormai scongiurata. Diventa quindi remota la prospettiva di un voto anticipato causato da dimissioni immediate. È assai più realistico ipotizzare che si arriverà alla naturale scadenza della consiliatura, con Rasero saldamente ancorato alla guida della banca e la vicesindaca Stefania Morra promossa a reggente del municipio fino alle elezioni primaverili.
Sei un giornalista che vive nella zona di Asti e vorresti scrivere per L’Unica? Mandaci una proposta di articolo a info@lunica.email
Primo sondaggio: il centrodestra resiste
Ma cosa accadrà quando si apriranno le urne? A svelare gli umori della città ci pensa un sondaggio Winpoll, condotto a inizio maggio su un campione di 900 persone. I dati, non ancora resi pubblici ma visionati in anteprima da L’Unica, mostrano un centrodestra ancora saldamente in vantaggio con il 53 per cento delle preferenze, grazie a una coalizione trainata dalle liste civiche raseriane e completata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Proprio in questo perimetro si giocherà la partita per il nuovo sindaco. I membri di Forza Italia, che non hanno difeso l’elezione bancaria di Rasero con particolare foga, sembrano guardare con maggiore interesse alla fascia tricolore di Alessandria piuttosto che a quella astigiana.
Sul fronte civico, i riflettori sono puntati su Andrea Fea, stimato commercialista molto vicino all’ex sindaco, anche se i pretendenti non mancano. La Lega, rimasta sorniona e defilata durante i recenti scossoni, potrebbe calare l’asso con Andrea Giaccone, attuale deputato che potrebbe decidere di non ricandidarsi a Roma per tentare l’avventura locale.
I Fratelli d’Italia, che hanno sostenuto l’operazione bancaria fin dal primo momento, escono decisamente rafforzati. Il deputato Marcello Coppo ha ribadito che avere un sindaco al vertice dell’istituto di credito rappresenta una garanzia assoluta per lo sviluppo locale. Un appoggio ha già fruttato un dividendo politico: l’ingresso nel consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti, come membro cooptato, di Pier Cesare Mora, professionista della comunicazione e addetto stampa in Regione dell’assessore Federico Riboldi. Con queste premesse, salgono le quotazioni di Renato Berzano, consigliere comunale con un passato da assessore al bilancio nella prima giunta Rasero, transitato da poco tra le fila del partito di Giorgia Meloni.
Lo scenario con il centrosinistra vincente
Se invece le urne dovessero premiare il centrosinistra, lo scenario cambierebbe radicalmente. Michele Miravalle resta l’uomo di punta per guidare la coalizione progressista, ma in caso di vittoria si troverebbe a governare con le armi parzialmente spuntate.
Il prossimo 21 giugno si voterà infatti per la presidenza della Provincia, carica lasciata libera dallo stesso Rasero a fine aprile. Poiché la legge Delrio prevede che per l’ente provinciale esprimano il voto solo i consiglieri e i sindaci, con un meccanismo ponderato in cui il peso elettorale del capoluogo schiaccia quello dei piccoli centri – il voto di Asti vale 1.060 contro il misero 29 di un micro-comune – chi comanda in città ipoteca anche la Provincia.
I candidati alla successione sono due esponenti di centrodestra: il leghista Simone Nosenzo, sindaco di Nizza Monferrato, e Davide Migliasso, sindaco di San Damiano e vicino ai meloniani.
Un eventuale sindaco targato Partito Democratico si troverebbe quindi a dover coabitare con un presidente provinciale di segno opposto. Lo scacchiere del potere locale si arricchisce di un ulteriore dettaglio: nella riunione del consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti dello scorso 21 maggio, l’organismo ha deliberato di prolungare il proprio mandato – e di conseguenza quello del presidente Livio Negro – dal 2028 al 2030.
Una mossa che ha fatto saltare sulla sedia le minoranze, ma che è pienamente legittimata da un accordo firmato lo scorso anno tra il Ministero dell’Economia e l’ente stesso, passato allora quasi inosservato. Con la Provincia e la Fondazione saldamente nelle mani del centrodestra, a un’eventuale giunta di sinistra resterebbero, oltre alla gestione ordinaria della città, le nomine nelle società partecipate come ASP (trasporto pubblico, acqua, cimiteri e raccolta rifiuti) e GAIA (smaltimento rifiuti e discarica).
Alla luce di tutto questo attivismo politico e finanziario, il dubbio è evidente: assisteremo a una più democratica e bilanciata distribuzione delle sfere d’influenza cittadine o saremo di fronte alla definitiva blindatura del vecchio sistema di potere? La risposta, prima ancora dei posteri, la daranno i prossimi verdetti elettorali.
Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
I vostri messaggi
“L’Unica è un bel modo per approfondire gli argomenti. Magari non tutti possono interessare allo stesso modo, ma la professionalità con cui vengono realizzati gli articoli riesce sempre a passare dal particolare al generale. Interessando quindi tutte e tutti”.
— Rita T.
E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
ScriviciTi consigliamo anche:
😁 Com’è difficile far ridere Genova (da L’Unica Genova)
💸 I partiti non sanno più cosa inventarsi per raccogliere il due per mille (da Pagella Politica)
🏳️🌈 Iscriviti qui a Politica di un certo genere, la newsletter gratuita sulle questioni di genere