L'Unica Alessandria

Pensionati a scuola, faccia a faccia tra generazioni

Ad Alessandria il progetto “Linee di dialogo”: un gruppo di over 60 incontra i ragazzi per discutere del rispetto tra generi ed età diversi

Antonella Mariotti

6 min read
Pensionati a scuola, faccia a faccia tra generazioni
Foto: Unsplash

L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Asti, Cuneo, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

Si può fare. Si possono insegnare il rispetto, la condivisione, l’accoglienza, attraversando i conflitti e trasformandoli in dialogo. Lo aveva intuito Paulo Freire, il grande pedagogista brasiliano, quando, nei suoi anni di esilio, scrisse che nessuno educa nessuno, e nessuno si educa da solo: gli esseri umani si educano insieme, in relazione con il mondo. Non una lezione, dunque, ma un incontro.

Ed è esattamente da un incontro che è nato il progetto “Linee di dialogo - voci silenziose, giovani e anziani in dialogo per raccontare e trasformare il conflitto di genere”. Un’idea insolita: lo SPI di Alessandria (il sindacato pensionati della CGIL) ha portato un gruppo di over 60 al CIOFS, il Centro italiano opere femminili salesiane, una scuola professionale che, nonostante il nome, è frequentata anche da allievi maschi. Qui, guidati da un educatore e un artista, i pensionati hanno lavorato insieme agli studenti sul tema del rispetto tra ragazze e ragazzi e tra generazioni diverse.

L’incontro tra generazioni

I quattordicenni Amenta, Nicolas, Giulia e Selvete – insieme a Maurizio, Emilia e Patrizia, di qualche decennio più “grandi” – sono così diventati i protagonisti di un video che racconta i giorni degli incontri: i pensionati tornati sui banchi di scuola con carta colorata e forbici per creare immagini ed esempi, i dialoghi con i ragazzi, il cerchio umano fatto tenendosi mano nella mano, la speranza che le differenze di genere non diventino conflitto.

«Quando abbiamo iniziato a immaginare questo progetto, avevamo un’intuizione semplice ma, allo stesso tempo, molto ambiziosa: creare uno spazio in cui generazioni diverse potessero incontrarsi davvero, senza ruoli predefiniti, senza etichette, senza la necessità di “dover dire la cosa giusta”. Uno spazio in cui fosse possibile ascoltare e ascoltarsi». Cecilia Garrone, giovane segretaria dello SPI CGIL, ha raccontato così l’idea a L’Unica. «Oggi, dopo questo percorso, possiamo dire che quell’intuizione si è trasformata in qualcosa di concreto, di vivo. Non solo un progetto, ma un’esperienza che ha lasciato tracce nelle persone che l’hanno attraversata».

“Linee di dialogo” non è un insieme di concetti “buonisti” dove si immagina un mondo da guardare con gli occhiali rosa. «Il conflitto non è qualcosa da evitare o da nascondere, ma qualcosa da attraversare», ha aggiunto Garrone. «E se viene affrontato in un contesto sicuro, accompagnato e rispettoso, può diventare una straordinaria occasione di crescita. In questo senso, lavorare sul tema della violenza di genere non ha significato solo parlarne in modo diretto, ma anche interrogarsi su tutto ciò che la precede: il linguaggio, gli stereotipi, i ruoli sociali, le aspettative che spesso diamo per scontate».

Non immaginate un tavolo con anziani che parlano come i professori e gli allievi fermi ad ascoltare. I ragazzi hanno portato domande, fragilità, il bisogno di essere ascoltati. «I pensionati hanno invece portato esperienza, memoria, ma soprattutto la capacità di mettersi in gioco senza giudizio», ha spiegato Garrone. «E in questo incontro è successo qualcosa di importante: le distanze si sono accorciate, le diffidenze iniziali si sono sciolte, e si è creata una relazione autentica. Credo che questo sia uno degli elementi più forti del progetto: aver dimostrato che la relazione tra generazioni non è solo possibile, ma necessaria. In una società che spesso separa, che divide per età, per ruoli, per appartenenze, creare spazi di incontro significa ricostruire comunità».

In gioco si è messo Giorgio Annone, responsabile di Linealab, l’agenza che ha realizzato il progetto e il video. «Questo è un percorso aperto, non completamente predefinito», ha detto a L’Unica. «Ci interessava lavorare su qualcosa di più sottile: il modo in cui stiamo nelle relazioni, il modo in cui ci parliamo, il modo in cui il conflitto si manifesta e si trasforma. E soprattutto ci interessava farlo mettendo davvero in relazione due mondi che spesso restano separati: quello dei ragazzi e quello degli adulti. Non in una forma simbolica, ma concreta».

Al centro c’è un’idea precisa: tutto passa attraverso il linguaggio. «L’intuizione centrale è stata questa: che il tema non fosse la violenza in sé, ma il linguaggio quotidiano attraverso cui la violenza passa, a volte in modo evidente, a volte in modo molto più sottile».

Parole e immagini

Salvatore Falzone ha costruito i percorsi come educatore e Fabio Orioli, responsabile del progetto artistico, li ha trasformati in piccoli sentieri creativi. Al progetto hanno partecipato la direttrice del CIOFS Maria Marcinnò e l’insegnante Alessia Travaino. «È stato impegnativo per la burocrazia, sono tutti ragazzi molto giovani, e non nascondo che ero piuttosto preoccupata. Ma il risultato è stato incredibile», ha detto ancora Garrone. «Il corpo, l’arte, la scrittura sono diventati strumenti per entrare in contatto con sé stessi e con gli altri: portare questo progetto in una scuola professionale è stata una scelta precisa. Crediamo che sia fondamentale investire proprio in quei contesti dove spesso arrivano meno opportunità di questo tipo. Non perché siano “più problematici”, ma perché hanno bisogno, come tutti, di spazi di riconoscimento, di ascolto, di crescita. E la risposta dei ragazzi ci ha dimostrato che questa scelta è stata giusta».

Non è un caso che l’iniziativa nasca in seno a un sindacato pensionati. Lo SPI CGIL porta con sé una genealogia precisa: quella dei corsi delle 150 ore, nati negli anni Settanta all’interno della CGIL per garantire il diritto all’istruzione degli operai. Il sindacato che entra a scuola non per rivendicare, ma per costruire cultura – questa volta inter-generazionale e di genere – è una forma di continuità con quella stagione, aggiornata alla contemporaneità.

Le istituzioni, tra annunci e contraddizioni

Alla presentazione del video c’erano i rappresentanti del Comune di Alessandria, che ha partecipato al progetto. «Linee di dialogo dimostra che quando la società civile e le istituzioni camminano insieme, il silenzio si rompe e il conflitto diventa evoluzione», ha commentato Roberta Cazzulo, assessora alle Politiche sociali e Pari opportunità. «Il cambiamento non si può basare solo sulle sanzioni, ma deve essere culturale, deve fondarsi sull’educazione al rispetto di genere partendo proprio dalle nuove generazioni. Quando mettiamo in dialogo memorie e linguaggi differenti, stimoliamo quell’empatia e responsabilità collettiva che sono l’unico vero antidoto alla violenza».

CTA Image

L’Unica è anche su Facebook! Clicca qui per visitare la pagina e inizia a seguirci per rimanere aggiornato!

Proprio qui si apre una contraddizione difficile da ignorare. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito integra l’educazione all’affettività e all’empatia nei programmi di educazione civica, ma di fatto respinge l’idea di una materia autonoma, chiedendo di introdurre il consenso informato dei genitori per le attività sessuo-affettive. Un ostacolo per la realizzazione di qualsiasi iniziativa, mentre le notizie di cronaca travolgono ogni visione ottimistica. Nel frattempo, Paesi come la Svezia hanno reso l’educazione relazionale e sessuale curricolare dal 1955.

E forse la soluzione inizia da qui, dai piccoli passi in una scuola professionale di provincia, dove i ragazzi creano un ambiente in cui tutti si sentono riconosciuti. «Non possiamo pensare che basti un laboratorio per cambiare le cose, ma possiamo dire che è possibile iniziare un percorso», ha detto Garrone. È esattamente questa la logica del processo di civilizzazione: lenta, fragile, eppure reale.

A fare una promessa è stata Antonella Albanese, segretaria nazionale di SPI CGIL: «Linee di dialogo non si esaurisce qui: è solo l’inizio di un progetto più ampio per il futuro, pronto a crescere e a trasformarsi in nuove esperienze. Abbiamo l’ambizione di coinvolgere sempre di più i giovani e il mondo della scuola, su temi capaci di avvicinare e mettere in relazione le diverse generazioni», ha detto dal palco.

«In fondo – ha concluso Garrone – è proprio da qui che si costruisce una cultura del rispetto: non dalle parole più giuste, ma dalle relazioni più vere».

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

I vostri messaggi

“Sono iscritto a tutte le edizioni piemontesi, è un modo per rimanere aggiornato su ciò che accade di importante nella mia regione”.

— Tonio U.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?

Scrivici

Ti consigliamo anche:

🧱 In provincia di Cuneo c’è un mondo in miniatura (da L’Unica Cuneo)

🏥 L’Italia deve pagare le cure degli italiani nell’incendio di Crans-Montana? (da Pagella Politica)

⛈️ Iscriviti ad A fuoco, la newsletter gratuita su clima e disinformazione

Leggi altro