Le sfide dell’Alessandrino tra lavoro e invecchiamento

Il rapporto “Viaggio nella società e nell’economia della provincia di Alessandria” condotto dalla CISL spiega perché lo sviluppo della logistica potrebbe non bastare

Le sfide dell’Alessandrino tra lavoro e invecchiamento
Foto: Unsplash

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«Va bene lo sviluppo della logistica, ma deve essere governato per non creare  zone marginali. In più, va integrato al valore produttivo delle tipicità della provincia. In caso contrario, tra vent’anni l’Alessandrino potrebbe diventare un contenitore vuoto». Marco Ciani, segretario generale della CISL di Asti-Alessandria, ha commentato così con L’Unica i risultati dello studio che il sindacato ha commissionato all’economista Mauro Zangola.

Il rapporto – intitolato Viaggio nella società e nell’economia della provincia di Alessandria – offre una fotografia precisa del territorio. Zangola sollecita riflessioni e proposte per guardare fin da oggi le possibili criticità del futuro in un’area dove si rischiano di sedimentare disuguaglianze, proprio perché un settore in crescita come la movimentazione delle merci sta attirando in una delle province più anziane d’Italia manodopera non specializzata, troppo spesso sfruttata e socialmente quasi invisibile.

Più anziani, meno giovani

La popolazione dell’Alessandrino riflette le dinamiche nazionali: il calo della natalità viene compensato dall’arrivo di nuovi residenti, provenienti da fuori provincia e dall’estero. Alessandria, in particolare, è un capoluogo che viaggia spedito verso i centomila abitanti. Ovviamente ci sono ombre. «Una provincia che invecchia molto rapidamente – si legge nella relazione di Zangola – cresce poco e con un livello di benessere discreto, garantito da una struttura produttiva diversificata e da una sostanziale tenuta dell’occupazione soprattutto femminile, non sufficiente tuttavia a ridurre in modo sostanziale il gender gap a svantaggio delle donne».

Secondo i dati ISTAT e INPS ripresi dalla ricerca, al 30 novembre 2025 i residenti della provincia erano 407.992, in crescita rispetto a gennaio. Le nascite nei primi undici mesi dell’anno sono state 1.890 (12 in meno sul 2024), i decessi 5.268 (meno 68). Il saldo naturale (nati meno morti) è ancora molto negativo: meno 3.378, diminuito dal 2024 di 56 unità. Un fenomeno degno di nota rimane quello degli arrivi: 12.549 persone si sono spostate da fuori provincia, a fronte di 11.372 residenti che si sono trasferiti, per un saldo migratorio positivo a più 1.177.

Dice il rapporto CISL che «nei primi undici mesi del 2025, 4.013 persone provenienti dall’estero sono venute a risiedere in provincia di Alessandria; nello stesso periodo, 1.032 alessandrini hanno trasferito la loro residenza all’estero. Il saldo migratorio con l’estero risulta quindi positivo per 2.981 unità. Rispetto all’analogo periodo del 2024, il saldo migratorio con l’estero è cresciuto di 255 unità».

Arriva manodopera non qualificata

Chi sono? «La popolazione cresce grazie a gente che lavora nella logistica, spesso immigrati con scarsa scolarità, che non conoscono l’italiano e sono poco qualificati», ha detto Ciani a L’Unica. «È la classica manodopera richiesta dal settore, che è a basso valore aggiunto: dobbiamo chiederci se ci sono soltanto dati positivi in questo genere di sviluppo, come sembrerebbe leggendo le  comunicazioni istituzionali. I capannoni creano degrado ambientale, ci sono problemi di traffico, e se fra vent’anni le aziende non ci saranno più ci saranno fabbriche-fantasma. È per questo che è un processo che va governato con attenzione e lungimiranza, non solo cavalcato per le convenienze del momento».

In merito all’invecchiamento, l’indice di vecchiaia (il rapporto moltiplicato per cento fra chi ha più di 65 e meno di 15 anni) è 279,4: ci sono 2,7 anziani per un giovane. Fra le cause più rilevanti, l’aumento della speranza di vita e la diminuzione della fecondità nel lungo periodo. «Per speranza di vita si intende il numero di anni che al momento della nascita una persona può prevedere di vivere – illustra il rapporto CISL –. In Piemonte nel 1950 era di 60 anni. Da allora il livello della salute degli italiani è cresciuto grazie al miglioramento di condizioni igieniche e dieta, ai progressi della medicina e dell’economia. Oggi la speranza di vita degli alessandrini è di 82,6 anni, 85,1 per le donne e 82,8 per gli uomini». Ma l’invecchiamento si ripercuote su tenore di vita, equità fra le generazioni, composizione delle famiglie, politiche abitative e flussi migratori. Alessandria è la terza provincia più anziana del Piemonte, dopo Biella e Verbania.

La crescita del terziario

Il prodotto interno lordo dell’Alessandrino, stando ancora alla ricerca di Zangola, nel 2023 è stato di 14,3 miliardi di euro. Fra il 2015 e il 2023 è cresciuto del 25,3 per cento a prezzi correnti, del 6 per cento in termini reali. L’aumento si è concentrato dal 2020 al 2023, dopo il Covid. «Più interessante, anche ai fini del confronto con le performance delle altre province piemontesi, è il livello del PIL per abitante – ha spiegato l’economista –. Nel 2023 è di 35.500 euro, al quarto posto dopo Cuneo (40.500 euro), Torino (39.000) e Novara (36.200). Al fondo della graduatoria figurano Asti (30.500) e il Verbano-Cusio-Ossola (29.000)».

Questo dato può essere letto meglio se rapportato a un altro parametro. Come rileva lo studio, «negli ultimi decenni la struttura dell’economia della provincia di Alessandria è cambiata, come il contributo dei vari settori alla produzione di valore aggiunto. Oggi quello più importante è il terziario dei servizi, che fornisce il 62,2 per cento del valore aggiunto prodotto nel 2023; l’industria manifatturiera contribuisce con il 27,5 per cento; le costruzioni con il 7 per cento, l’agricoltura con l’1,5 per cento e il comparto delle aziende che forniscono luce, gas e acqua 1,7 per cento».

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Lo conferma l’occupazione: nel 2025, il 60,3 per cento dei lavoratori è impiegato nei servizi, il 28,2 per cento nell’industria, l’8,5 per cento nelle costruzioni e il 3 per cento in agricoltura. «Filtri per governare lo sviluppo della logistica devono accompagnarsi agli investimenti sui nostri punti di forza tradizionali, come le imprese metalmeccaniche, chimiche, della plastica e della gomma, il settore orafo a Valenza, l’outlet di Serravalle Scrivia, le terme di Acqui, le produzioni enologiche delle colline del Monferrato e dei colli tortonesi, che ad esempio registrano interesse crescente per il Timorasso», ha detto Ciani a L’Unica. «Alessandria ha la Cittadella con eccellenti potenzialità. Dobbiamo avere un’idea di futuro che non può essere solo quella di riempire la provincia di capannoni e magazzinieri».

Quale lavoro svolgono oggi le persone che vivono nell’Alessandrino lo spiega bene il rapporto. Innanzitutto, nel 2025 l’occupazione è cresciuta rispetto al 2024 di cinquemila unità (mille autonomi, quattromila dipendenti). Il tasso di occupazione  è salito a 72,4 per cento, e questo pone l’Alessandrino al ventiduesimo posto in Italia. Però resta elevato il divario di genere: 7,9 punti, a svantaggio della popolazione femminile.

Il settore trainante è quello secondario, mentre gli addetti sono cresciuti poco nei servizi, rimasti stabili nell’agricoltura e diminuiti nelle costruzioni. Qualche preoccupazione, scrive Zangola, nasce dal «dato relativo alle persone in cerca di occupazione, cresciute in un anno di mille unità (da 8 a 9 mila) e costituite integralmente da uomini. Nello stesso arco di tempo, il tasso di disoccupazione è passato dal 2,5 al 4,3 per cento; un livello relativamente alto, che pone Alessandria al 42esimo posto nel ranking delle province italiane, al vertice del quale si collocano molte lombardo-venete con tassi di disoccupazione inferiori al 2 per cento». Secondo Ciani, «serve un patto sociale, per ragionare in una prospettiva di sviluppo da qui a una generazione e prendersi tutti insieme la responsabilità di governare il fenomeno senza subirlo. Quale direzione è più utile per questa provincia?».

La situazione dei giovani

Giovani e lavoro sono un indicatore di grande rilievo, per uno sguardo lungo sul futuro. I dati del 2025 dicono che i ragazzi da 15 a 24 anni, più impegnati negli studi, figurano fra gli occupati per il 21,4 per cento; da 25 a 34, l’80,6 per cento. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 29 anni è superiore al 40 per cento: un dato che colloca la provincia di Alessandria al ventesimo posto in Italia, in una graduatoria che vede ai vertici Brescia, Bolzano e Cuneo. Fra 15 e 24 anni, il gender gap a svantaggio delle ragazze – mediamente più istruite – è di 11,9 punti, fra 25 e 34 anni è 11,8 punti, fra 15 e 29 anni a 7,9.

«Secondo i dati forniti dall’Osservatorio del mercato del lavoro dell’INPS, nei primi nove mesi del 2025 in provincia di Alessandria sono stati assunti 30.967 lavoratori alle dipendenze, in prevalenza uomini. Il 38 per cento ha meno di 29 anni, il 42,7 per cento un’età compresa tra i 30 e i 50, il 19,3 per cento ha più di 51 anni», si legge nel report. Le cessazioni per scadenze di contratti non rinnovati, dimissioni o licenziamenti sono state 28.212, con un saldo positivo di 2.755 unità.

I dati non sono drammatici, ma la preoccupazione per il futuro resta. «Il posizionamento geografico dell’Alessandrino è da sempre importante e interessante perché centrale», ha detto ancora Marco Ciani. «Negli anni Ottanta, una ricerca sociologica diceva che il capoluogo godeva di una “marginalità felice” in quanto baricentrico rispetto al famoso triangolo industriale di Genova-Milano-Torino, in un’epoca in cui la manifattura trainava l’economia in Italia e in questa zona». Come spiega Ciani, nell’Alessandrino «c’erano i benefici dell’indotto senza sforzo e senza i problemi delle grandi metropoli, come la diffusione della droga, il terrorismo, l’inquinamento, le criticità in merito alle abitazioni e al traffico. Oggi questi sono i problemi che hanno anche le piccole città. Il rischio, quindi, se non facciamo niente e lasciamo che le cose vadano nella direzione intrapresa senza reagire, è di diventare marginali e infelici».

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