L'Unica Genova

Il paradosso dei rifiuti pericolosi

Il porto di Genova è uno degli snodi internazionali del traffico illecito di RAEE, ma le norme di legge finiscono spesso per colpire le persone che lo fanno per sopravvivere

Annissa Defilippi

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Il paradosso dei rifiuti pericolosi
Foto: Unsplash

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Spuntano tra le file di auto in attesa dell’imbarco come formiche cariche di briciole troppo grandi per loro. Sono per lo più marocchini e magrebini che impilano sulle proprie station wagon rifiuti elettronici e meccanici: schede madri, compressori, cavi, pezzi di ricambio. Non è un bagaglio per le vacanze, è un carico di speranza.

Oggetti che sembrano scarti senza valore, ma per loro sono ancora utilizzabili: da smontare, riparare, rivendere pezzo per pezzo nelle botteghe africane. Una storia che tende a ripetersi con frequenza impressionante e che porta a processi giudiziari sulla base della normativa di riferimento per la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), recepita in Italia da un decreto legislativo di marzo 2014.

Il Global E-waste Monitor delle Nazioni Unite (il rapporto ufficiale che analizza la produzione, la raccolta e la gestione dei rifiuti elettronici RAEE nel mondo), nell’edizione più recente, fotografa un fenomeno fuori controllo: nel 2022 sono state generate 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici nel mondo, una montagna destinata a diventare 82 milioni di tonnellate entro il 2030. La produzione cresce cinque volte più velocemente dei sistemi ufficiali di raccolta e riciclaggio. Il tasso globale di recupero documentato è già sceso al 22,3 per cento e secondo le proiezioni arriverà al 20 per cento nel 2030.

Nel mezzo di questo fiume di rifiuti, il porto di Genova – e in particolare il terminal container di Pra’ – è da anni uno degli hub più sorvegliati d’Italia. Le forze dell’ordine lo classificano come uno dei principali punti di partenza per il traffico illecito di RAEE verso l’Africa: Ghana, Egitto, Senegal, Burkina Faso. Già nel 2020 l’Agenzia delle Dogane aveva effettuato numerosi interventi, con sequestri e denunce per ricettazione e violazioni del Testo Unico Ambientale.

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