Caccia a “Roberto”, il fustigatore mascherato del sindaco
Sui social un utente anonimo attacca Maurizio Rasero da mesi. Chi è? La città analizza indizi e sospetti, come in ogni giallo che si rispetti
Il 5 maggio a Torino L’Unica intervista il sindaco Stefano Lo Russo.
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Chi si nasconde dietro la maschera digitale di “Roberto”, l’agguerrito alias che su Facebook sta facendo tremare i corridoi di Palazzo civico con la precisione di un cecchino del web? Se la politica astigiana venisse improvvisamente trasposta in un giallo di Agatha Christie, il caso di questo misterioso commentatore sarebbe indubbiamente il best-seller dell’anno: un intrigo fatto di allusioni, veleni e post al vetriolo che ormai tiene banco non soltanto nelle piazze virtuali, ma soprattutto in quelle reali della città.
Mentre i comuni mortali caricano foto di gattini o si limitano a condividere ricette, c’è chi preferisce l’ebbrezza del travestimento social, muovendosi con la felpata agilità di un ninja informatico tra le pieghe dei gruppi cittadini. Parliamo di un profilo Facebook tanto enigmatico quanto pungente, apparso dal nulla per trasformarsi, in un battito di ciglia, in una sorta di “Grillo parlante” locale, sebbene con un piglio decisamente meno imparziale e una spiccata propensione per la polemica sistematica.
La caccia al polemista misterioso
Ma chi indossa realmente i panni di questo “Roberto” dal nome così anonimo ma dai contenuti così esplosivi? Ad Asti molti pensano che per risolvere il mistero non si debba andare troppo lontano dai palazzi del potere locale: non un cittadino qualunque, preso dal sacro fuoco della polemica, ma una specie di Zorro dei giorni nostri, un notabile che indossa la maschera per combattere le storture della città e dei suoi governanti.
Per tentare di sbrogliare la matassa e dare un volto al fantasma, occorre azionare la macchina del tempo e tornare al 13 febbraio 2025, giorno del debutto online del nostro eroe dell’anonimato. Si tratta di una coincidenza temporale che profuma di strategia politica fin dal primo click: proprio in quelle fatidiche settimane, infatti, divampava l’incendio tra il sindaco Maurizio Rasero e Aldo Pia, all’epoca dominus indiscusso di Confcommercio Asti, ex vertice della Banca cittadina e colonna storica del tessuto politico locale.
Sullo sfondo della contesa appariva un casus belli di non poco conto: il siluramento, avvenuto nel dicembre precedente, dell’assessore al commercio Mario Bovino, che della famiglia Pia è, guarda caso, il genero. Da qui in avanti, gli indizi seminati con cura sulla bacheca di “Roberto” iniziano a tessere una trama che definire trasparente sarebbe un generoso eufemismo.
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Il sindaco come bersaglio
Appena quarantotto ore dopo la sua nascita digitale, il 15 febbraio, il nostro alias pubblica desolanti istantanee di negozi sfitti e vetrine impolverate, lamentando a gran voce il declino di una città ormai “senza cuore”. Una scelta tematica non casuale, considerando che il rilancio del commercio locale era stato, fino a poche ore prima, proprio il terreno di gioco esclusivo dell’ex assessore Bovino. Ma il meglio deve ancora venire: il 20 febbraio, mentre il primo cittadino si trovava in missione istituzionale in Estremo Oriente, è comparsa sul profilo l’immagine di un panda – l’icona della Cina per eccellenza – accompagnata dalla frase sibillina: «Buona giornata… il sole splende ad Asti».
Il sarcasmo trasuda da ogni singolo byte, come confermato successivamente a maggio da una vignetta che ribadisce con stizzita fermezza: «Siamo ad Asti, non in Cina», a dimostrazione del fatto che il bersaglio grosso nel mirino è sempre e solo uno: il sindaco Rasero. Con l’arrivo della canicola agostana, il misterioso commentatore decide di alzare ulteriormente la posta e mette sotto attacco il mercato di Piazza Campo del Palio, bollandolo come un modello ormai al tramonto e del tutto insostenibile.
Qui, però, il cortocircuito logico viene servito su un piatto d’argento ai lettori più attenti: proprio lo spostamento dei banchi era stato, ironia della sorte, uno dei provvedimenti simbolo della gestione Bovino. Eppure, con una spericolata e quasi ammirevole acrobazia dialettica, il solerte “Roberto” si affrettava a difendere l’ex assessore nei commenti, giurando solennemente che i disagi attuali non fossero minimamente farina del suo sacco, bensì colpa esclusiva di chi è rimasto saldamente al timone.
Indizi e sospetti
Negli stessi giorni, l’alias rispolvera con sospetto tempismo il dossier TARI, ricordando ai suoi non pochi follower e ai sempre più numerosi curiosi che Asti vanta tasse sui rifiuti tra le più salate d’Italia. Ed è proprio qui che il sottile filo rosso delle coincidenze si trasforma in una gomena da ormeggio: pochi mesi prima, Aldo Pia in persona aveva fulminato l’amministrazione con un’intervista incentrata esattamente sulla medesima questione.
Non si tratta di sprazzi isolati o di critiche estemporanee, ma di una vera sinfonia di attacchi che ricalca con precisione chirurgica le storiche battaglie portate avanti da Pia: dalla crisi dei negozianti alla pressione fiscale asfissiante, fino alle critiche feroci contro le visioni strategiche del palazzo.
Questo allineamento astrale acquista un peso specifico ancora maggiore se inserito nel terremoto interno a Confcommercio, dove Pia è uscito di scena il 29 giugno 2025 dopo una sconfitta elettorale della lista da lui sponsorizzata. Un addio preceduto da un’assemblea di fuoco in cui quel roboante e ormai celebre «qui comando io» urlato ai quattro venti, avrebbe incrinato definitivamente i rapporti con la base dei commercianti.
Uscito di scena il titolare ufficiale, la voce di “Roberto” ha continuato a tuonare sul web con un tempismo e una sovrapponibilità di toni che definire sospetta è poco. Semplici casualità? Difficile crederlo, anche per i più ingenui. Osservate nel loro insieme, queste connessioni delineano un puzzle coerente: una conoscenza millimetrica delle dinamiche di corridoio e una continuità di vedute che attraversa persone, ruoli e momenti diversi con una naturalezza disarmante.
La città si interroga
Ad Asti il “toto-Roberto” è ormai diventato il gioco più praticato nei bar: c’è chi ipotizza che dietro il profilo si nasconda qualcuno rimasto profondamente scottato dalle recenti vicende, un reduce eccellente che, smessa la divisa ufficiale delle istituzioni, ha optato per la guerriglia digitale pur di non finire nel dimenticatoio.
Se così fosse, “Roberto” non sarebbe affatto un semplice osservatore critico, ma il terminale intelligente di una strategia comunicativa volta a pungere l’avversario senza doverci mettere né la faccia (quella sul profilo social è completamente oscurata), né la firma autografa.
Nel frattempo, mentre il mistero rimane fitto e i follower aumentano, agli astigiani non resta che il dubbio amletico: ridere di gusto per le battute del “panda” o preoccuparsi seriamente per questa versione social del vendicatore mascherato che agita i sonni del Comune.
Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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