Regalare un’ora per gli anziani del quartiere
Nel Municipio III, dove vivono oltre 16 mila persone con più di settant’anni, un progetto per favorire la socializzazione degli anziani
Erica Manna
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Nel quartiere più anziano della città più anziana d’Italia e d’Europa le persone conoscono il valore del bene più prezioso in assoluto: il tempo. Qui, le ore hanno deciso di regalarle, come cura contro la solitudine. Un’ora di burraco. Un’ora di ginnastica dolce. Un’ora di ballo di gruppo. Tutte finiscono su una lista, che poi viene distribuita nelle farmacie e negli studi dei medici di base. Come una prescrizione. «Una psicologa ha donato un’ora al mese di terapia, perché nel quartiere ci sono varie persone rimaste vedove», ha raccontato a L’Unica Ica Arkel, assessora municipale ai Servizi alla persona. «Il senso è creare una rete sempre più fitta di solidarietà territoriale. Perché le iniziative ci sono, ma spesso non si conoscono, o non erano in relazione tra loro. L’obiettivo è creare degli hub di comunità: spazi dove le persone possono recarsi per fruire di questi servizi gratuiti».
Siamo nel Municipio III, Bassa Val Bisagno: un territorio in cui 16.320 persone hanno tra i settanta e i cento anni. Un po’ come se una città della grandezza di Narni, in provincia di Terni, fosse composta esclusivamente da anziani. «Siamo anche il territorio più densamente popolato», ha aggiunto Arkel. «E questo rende più difficile la nostra ricerca di spazi».
Il progetto, che si chiama “BVB in rete” (la sigla sta per Bassa Val Bisagno) nasce in un certo senso dai numeri. «Tutto è cominciato con le rilevazioni realizzate dagli operatori dei servizi civici che vanno a domicilio ad aiutare le persone anziane o disabili a fare le pratiche per la CIE, la carta di identità elettronica», ha ricordato l’assessora. «Spesso si trovano di fronte a grosse fragilità. Così, si è messo in moto tutto». Ovvero, una rete sempre più capillare: ma non chiamatela “banca del tempo”: perché qui non c’è uno scambio di ore (io offro il tempo di una lezione di cucina in cambio di una di inglese, per fare un esempio). Qui c’è soltanto offerta: e le persone fragili scelgono. «Cerchiamo di sanare un buco», ha spiegato a L’Unica il presidente del municipio Fabrizio Ivaldi. «Perché ci siamo resi conto che spesso non vengono intercettate fragilità che non sono necessariamente economiche e che un domani potrebbero diventare più impattanti: perché la mancanza di socializzazione, da un punto di vista cognitivo, può portare a demenze precoci».
La rilevazione della necessità, dunque, è partita dalle segnalazioni dei servizi civici che hanno innescato una serie di tavoli con ATS46 (sigla che sta per Ambiti territoriali sociali), Servizio educativo adulti (SEA), Educativa di strada. Consultazioni che hanno reso evidente un’emergenza spesso sottovalutata: la solitudine. Da qui, l’idea di attivare reti in sinergia con le associazioni del territorio e gli enti del terzo settore. Chiedendo la collaborazione di chi, per professione, riesce a intercettare la gran parte dei cittadini della zona: i farmacisti e i medici di medicina generale.
«Abbiamo chiesto alle associazioni del nostro territorio la possibilità di donare un’ora gratuita al mese del loro tempo alla comunità», ha sottolineato Arkel. «Questo ci sta concedendo la possibilità di costituire delle liste di offerta gratuita per la cittadinanza. Per la prima volta nella storia del nostro municipio attiveremo dei patti di collaborazione su beni immateriali. È stato sorprendente che tutti gli attori di questo progetto abbiano risposto alla chiamata con entusiasmo e partecipazione».
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Il nodo degli spazi
All’ARCI Pinetti, a Quezzi, tutti i martedì dalle 17 si gioca a burraco. Ma anche tombola. Chi preferisce fare movimento può dedicarsi al ballo. I meno timidi, al karaoke. Tutte attività promosse dal centro servizi della famiglia e operatore di comunità della Bassa Val Bisagno. In via Manunzio, a San Fruttuoso, l’ACLI di Santa Sabina si è aggiudicata un bando e porta avanti un progetto di ginnastica per adulti e terza età, preventiva e riattivante.
Le idee sono molte. «Una signora che fa le carte astrali ci ha chiesto uno spazio per mettere a disposizione questo servizio», ha raccontato ancora Arkel. Ed ecco uno dei nodi da sciogliere: il “dove”. «Stiamo lavorando in sinergia con il Comune per trovare spazi che possano costituire la casa di quartiere», ha detto il presidente del municipio Fabrizio Ivaldi. «Stiamo cercando soluzioni strutturali: in attesa che si concretizzino proveremo a gestire spazi più piccoli che possano essere a disposizione della comunità e di questo progetto».
L’elenco completo dei servizi sarà pronto a ottobre: in questi mesi, come tanti tasselli, si provano a far combaciare attività e luoghi. «Il fatto di non avere un centro civico o una casa di quartiere, con una densità abitativa così alta, non è facile», ha aggiunto l’assessora. «Uno dei passi che stiamo portando avanti è provare a tessere la rete di luoghi chiedendo che le associazioni diventino un hub territoriale. In pratica, chiediamo che mettano a sistema non solo la prestazione ma lo spazio. E poi vorremmo affiancare luoghi anche nostri, delle istituzioni».
La filosofia del chilometro zero
Il punto non è soltanto offrire servizi gratuiti nel municipio. Ma vicinissimi, zona per zona. E dunque, le liste di offerta territoriale che saranno distribuite in ogni farmacia indirizzeranno alle attività che si svolgono negli immediati dintorni.
«Pensiamo alla casa di comunità che ha aperto in via Archimede: la popolazione ancora fatica ad arrivare a questi servizi perché banalmente non li conosce, o non si spinge fino a lì», ha spiegato Arkel. «Per questo cerchiamo di mettere in comunicazione la rete. Pochi, per esempio, sanno che esiste il SEA, Servizio educativo adulti del Comune: aiuta a realizzare un curriculum e offre accompagnamento nelle pratiche burocratiche. Basta saperlo».
Un progetto pionieristico
«Il lavoro di rete nei territori non è un’opzione, ma una condizione indispensabile per costruire politiche sociali realmente efficaci, vicine alle persone e capaci di offrire risposte tempestive ai bisogni che emergono ogni giorno nelle nostre comunità», ha detto a L’Unica l’assessora al Welfare del Comune Cristina Lodi. E dunque, il progetto della Bassa Val Bisagno potrebbe diventare un modello da estendere.
«I municipi rappresentano il primo presidio di prossimità», ha sottolineato Lodi. «Conoscono i quartieri, intercettano i segnali di fragilità, dialogano quotidianamente con cittadini, associazioni, realtà del terzo settore, medici di famiglia, farmacie e con tutti quei soggetti che compongono il tessuto vivo della città. Per questo consideriamo fondamentale rafforzare il loro ruolo, valorizzarne le competenze e accompagnarli nella costruzione di reti territoriali solide e durature. È lì, nel rapporto diretto e quotidiano con le persone, che nasce un welfare capace di prevenire, includere e generare comunità. La costruzione di percorsi condivisi, come la nascita delle Reti di solidarietà territoriale, dimostra che quando istituzioni e comunità lavorano insieme la città diventa più forte, più attenta e più giusta per tutti».
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