L'Unica Genova

Storia di un sindaco ex comunista nel paese della Madonna

Claudio Montaldo ha vinto di nuovo le elezioni a Ceranesi, il comune dove sorge la Madonna della Guardia, la basilica cara ai genovesi

Wanda Valli

7 min read

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Diavolo e acqua santa, preghiere e discussioni, tenacia sostenuta dalla politica e (per chi ci crede) benedetta dalla Madonna. C’è un po’ di tutto questo nella storia che ha visto Claudio Montaldo, figura di spicco della sinistra ligure, diventare di nuovo sindaco di Ceranesi, borgo della Valpolcevera, sede del Santuario della Guardia e di grandi fabbriche oggi sempre in lotta per mantenere quei lavori che le grandi multinazionali provano a spezzettare o distruggere. 

A Ceranesi la campagna elettorale era arrivata dopo una querelle degna di una metropoli. E così sono partite coltellate (politiche) dritte al cuore, tradimenti a sorpresa, dimissioni a catena di assessori e consiglieri. Vicende più personali che politiche, «riconducibili alla frustrazione di queste persone che non si sono mai espresse nel merito», aveva spiegato Montaldo in un’intervista a Primocanale. «Qualcuno di loro ha anche ribadito spesso che abbiamo lavorato bene, allora mi chiedo perché l’abbiano fatto. Si tratta di argomentazioni inesistenti, volevano che io prendessi posizione contro un consigliere che ci ha sempre sostenuto, mi imputano di non averlo tagliato».

Tradimenti, ex voto e schede elettorali

La frattura è diventata insanabile, fino alle dimissioni del sindaco – il giorno di Santo Stefano – seguite dalla decisione di ricandidarsi per queste elezioni appena archiviate. «È andata bene», ha detto il sindaco a L’Unica – forte del suo 59,2 per cento – prima di tornare in ufficio a firmare le carte rimaste indietro. 

Intanto, se in Valpolcevera i suoi sostenitori festeggiano, qualcuno penserà che anche la Madonna si sia data da fare. Perché Ceranesi, 3.800 abitanti, è il comune del Santuario della Guardia, luogo da rispettare e visitare per tutti i genovesi, laici o religiosi che siano: per ringraziare, per raccomandare soprattutto bambini e marinai. Perché a Ceranesi – come pure a Genova – quando si deve ottenere qualcosa di importante, si accordano laici e cattolici, parroci e cardinali, sindaci e sindacati. E, quando è il caso, qualcuno si spinge fino alla Guardia, come tutti chiamano il Santuario. Perché, dopo i tradimenti e le coltellate, arriva sempre il momento di fare un passo lassù, dopo otto chilometri di salita. Magari per rilassarsi, o per confermare che la Madonna a volte interviene. 

Tutto era cominciato una mattina di tanti secoli fa. È il 29 agosto del 1490 quando Benedetto Pareto, contadino di Livellato, borgo lì vicino, sta pascolando il suo gregge sul monte Figogna. D’improvviso appare la Madonna e gli chiede di costruire una piccola cappella. Lui è scettico, teme di non avere i soldi per farlo, quasi rinuncia, ma poi cade da un albero: si ritrova in fin di vita, ma la Madonna lo salva. Il contadino e la moglie certificano da un notaio che l’apparizione è vera, molti si offrono per aiutare. Il Santuario della Madonna della Guardia diventa per tutti solo “la Guardia”. Da allora ci sarà una seconda apparizione, nasceranno due piccole chiese, la stanza degli ex voto e soprattutto la fede incrollabile di una città. Fino al 1890, quando viene costruita la basilica attuale.

Da allora è nata la tradizione genovese per cui almeno una volta nella vita bisogna raggiungere la Guardia: il santuario che spicca in cima alla collina, quasi a proteggere Valpolcevera con le sue grandi fabbriche fiorenti negli anni Sessanta e Settanta e poi incalzate dalla crisi e dalla globalizzazione che a poco a poco le hanno erose. Sono tanti quelli che si fanno a piedi, o più spesso in macchina, gli otto chilometri che portano dalla Madonna che, con la sua storia popolare, da più di un secolo ha un suo spazio anche in Vaticano: nel 1917, infatti, la città di Genova donò una statua a papa Benedetto XV, genovese della famiglia Della Chiesa.

Ceranesi, il Santuario della Guardia

Dai vertici a un municipio di paese

Montaldo – che nella vita è stato vicesindaco di Genova, assessore regionale e membro della direzione nazionale del Partito democratico – è vissuto ai piedi del Santuario per sedici anni, dal 1983 al 1999. E ora abita sulla collina di fronte, a dieci minuti di macchina. Per capire bene perché uno come lui, che a Genova e in Liguria ha ricoperto tutti i ruoli di spicco, abbia scelto Ceranesi per continuare la sua attività politica, bisogna tornare alla battaglia, alle sciabolate con cui i suoi fedelissimi hanno provato a detronizzarlo. Perché? Faceva troppo il sindaco movimentista, ha raccontato, uno che lavora senza soste e si occupa di molti problemi: «Dicevano che mi occupavo di tutto e troppo», ha detto a L’Unica. «Ma il fatto è che il sindaco è la persona che per prima impatta con i problemi dei cittadini. E di questo si dovrebbe tenere conto qui, sul territorio ma anche nella Città metropolitana e a Roma. Perché la scelta, l’attenzione al vivere in un luogo che viene accudito e amato è fondamentale».

Montaldo, in politica, aveva cominciato presto: da adolescente si era iscritto alla FGCI, l’organizzazione giovanile del Partito comunista italiano (PCI). Suo padre, operaio e partigiano, la mattina comprava L’Unità, il giornale del partito, e la sera la portava a casa. «E io leggevo», ha ricordato. «E quando in Grecia sono arrivati i colonnelli, io ragazzotto, ho deciso di iscrivermi alla FGCI, di seguire a modo mio le idee di famiglia che erano diventate mie». È solo l’inizio di una lunga storia politica. Dopo la FGCI era arrivato il PCI, che si sarebbe trasformato in Partito democratico della sinistra (PDS) e poi in Democratici di sinistra (DS). È stato eletto segretario di Genova, l’ultimo del PCI. Poi, con il PDS, sceglieranno ancora lui per la segreteria regionale.

«Mi consideravano migliorista», ha detto. «Ma non era una diversità ideologica, diciamo che tra D’Alema e Veltroni mi sentivo più simile a Veltroni. Tutto qui». Da segretario entra nel consiglio di amministrazione di AMGA (Gas) e poi in altre aziende. «Mi è servito per capire come funzionavano dall’interno e poi per spiegarle», ha raccontato. Ma il suo destino politico è l’amministrazione della città: vicesindaco per un anno con Adriano Sansa, poi per altri cinque con Beppe Pericu. C’è un aneddoto che spiega bene che tipo di politico sia Claudio Montaldo: negli ultimi giorni del 1997, Genova è travolta e sconvolta da una nevicata terribile che imbianca e ghiaccia tutto. Piazza De Ferrari è deserta: lui è lì, a prendersi i rimbrotti dei pochi cittadini, quando qualcuno gli chiede come mai fosse rimasto, risponde semplicemente: «Ero di turno». Ecco, il carattere è questo.

Dal Comune era passato alla Regione: dieci anni, nei quali era stato nominato e poi riconfermato assessore alla Sanità: un groviglio che prova a districare. Poi la scelta: basta, si cambia mondo.

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Una sfida diversa

La prima volta di Montaldo candidato sindaco a Ceranesi, quattro anni fa, aveva lasciato tutti stupiti. Ma che ci fa qui, uno con quella carriera? «È stato un caso», ha detto. «Mi hanno chiesto se fossi disponibile a candidarmi a sindaco. Questi sono posti che conosco bene, mi son detto: perché no?». C’era (e c’è) un mucchio da fare, a partire dalle frane che minacciano l’abitato e poi la strada per il santuario. O lo scuolabus: «Ogni anno investiamo 180 mila euro per portare i bambini da casa a scuola e ritorno, ma sono frazioni sparse sul territorio, lo scuolabus è importante».

«Per me è stata una nuova sfida», ha aggiunto. «Perché governare una zona piccola non è facile come sembra. Intanto comporta un rapporto quotidiano con i cittadini che ti rovesciano tante idee per colmare necessità. E poi ogni giorno vai in giro, lavori e ascolti». La delusione del mandato interrotto? Montaldo non perde il sorriso. «Guardiamo un po’ i fatti. Nel 2022 ho preso 880 voti, tutti gli altri insieme non sono arrivati a superare i 300. Questa volta ne ho persi un po’, mi sono fermato a 839. E poi sono state elette due donne e una spero di convincerla a farmi da vice o da assessore».

Nessuna tentazione di tornare a Genova? «No, questa è una bella dimensione e poi mi son dato un obiettivo: lavorare perché la politica regionale e nazionale riconsideri il ruolo dei Comuni. Sono il primo contatto con i cittadini, eppure è stato calcolato che fra sette anni avremo il 46 per cento in meno del personale». Ma se la gente non sa che c’è chi lavora per obiettivi concreti, per migliorare la vallata, si allontana. Non va a votare, si disinteressa. «Ne ho parlato anche con il rettore della basilica, Andrea Robotti, 47 anni: giovane e con la mente aperta», ha raccontato Montaldo.

Intanto, la Madonna sorride e sembra ringraziare chi nella stanza degli ex voto ha lasciato un ricordo per mostrare la sua riconoscenza. E come se la caverà il sindaco laico? Lui dice benissimo, tra pellegrini, abitanti, il rettore. E non teme nuovi agguati? No: in fondo lui è il sindaco della Madonna ed è appena tornato superando un tradimento. Chi oserebbe mettersi contro? 

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