L'Unica Genova

La ciclabile incompiuta che blocca il traffico

Della ciclovia “Superlavalle” lungo il Polcevera sono stati realizzati 3,2 chilometri su 14. Il test de L’Unica: code lunghissime, lunghi tratti a passo d’uomo. E pochissimi ciclisti

Roberto Orlando

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La ciclabile incompiuta che blocca il traffico
Foto: Roberto Orlando

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La nuova pista ciclabile nella strada di sponda destra del Polcevera si chiama SuperlaValle, ma in realtà comincia nel nulla e finisce nel nulla. Se si arriva da Pontedecimo, questo nulla, almeno per ora, si trova davanti al supermercato Ekom di via Semini. Qui la ciclovia si materializza all’improvviso e prosegue per appena duecento metri, si interrompe per un lungo tratto e riprende all’altezza del Centro Sportivo San Biagio. E poi finisce addirittura in curva, all’incrocio, pericolosissimo, tra via Romairone e via Levati, accanto alla Metro. Rinascerà molto più avanti, sull’altro lato della carreggiata, all’incrocio con il ponte Luigi Ratto, per spegnersi poco prima del ponte di Teglia, anche qui nel nulla.

Coda a San Biagio verso Pontedecimo – Foto: Roberto Orlando

Il primo problema è che nelle intenzioni del Comune, nel 2022, sindaco Marco Bucci, la pista sarebbe dovuta iniziare a Fiumara per arrivare, 14 chilometri dopo, a Pontedecimo. Costo previsto: 2,17 milioni, attinti dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Tuttavia, al momento, è stata realizzata soltanto una parte del tracciato, circa tre chilometri e duecento metri, e per il suo completamento non esiste il progetto esecutivo, figuriamoci i finanziamenti. Quindi andiamo per le lunghe. In compenso, questo eccentrico finire nel nulla sine die ha peggiorato drasticamente la qualità della vita di decine di migliaia di persone che, da ormai due anni, sono costrette a restare in coda a bordo dei loro mezzi di trasporto per un periodo di tempo tre, ma anche quattro volte superiore a quello che in realtà basterebbe. Lo strillano i residenti e lo conferma il semplice test che il cronista de L’Unica ha compiuto per provare a spiegare le cause di un disastro della mobilità facile da prevedere. Anticipiamo il risultato: per percorrere in auto quattro chilometri e mezzo il cronista ha impiegato 25 minuti (la velocità media è 10,8 km/h), in un orario che non si può nemmeno definire di punta. In assenza di traffico, di domenica sera per esempio, lo stesso tratto di strada si percorre in 8 minuti.

Dopo il nostro esperimento, raccontano le cronache, la situazione è peggiorata, a causa dell’attivazione di un nuovo semaforo all’incrocio tra il Ponte Divisione Alpina Cuneense e via Nostra Signora della Guardia. Tanto che il Municipio V ha chiesto di spegnerlo al più presto e lasciarlo in modalità lampeggiante per evitare il tracollo.

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Il nostro test 

Partenza in direzione nord da via Evandro Ferri, all’altezza della concessionaria Audi. Sono le 17.17 e le prime auto condannate al surriscaldamento del motore in folle si avvicinano alla rotonda che immette in via San Donà di Piave. Lo sguardo scorre su panorami cui di solito non si bada, come ad esempio il “Campo Base Trasta Bis” del Terzo valico: è composto da tanti moduli sovrapposti, tutti uguali, improntati a criteri di razionalità estrema, una sorta di deposito di container dotati di porte e finestre, di un bel beige contornato leggiadramente da elementi marroncini. In coda, sbirciando nel villaggio, si procede così a rilento che per arrivare al ponte rosso sul Polcevera, cioè 800 metri più avanti, abbiamo impiegato 8 minuti, cioè cento metri al minuto, ovvero 6 km/h, cioè esattamente a “passo d’uomo”.

Passato il ponte, siamo tutti in trappola su quattro corsie, belle fitte di auto, furgoni, TIR, persino di scooter, ma ancora non se ne capisce la ragione, che si trova cinque minuti più avanti, alle 17.30: tradotto in metri, sono appena 250. È lì il primo tappo al flusso di lamiere arroventate dal sole di un maggio di fuoco, vicino all’imbocco della rotonda costruita per servire un nuovo centro logistico con la facciata decorata da grandi pannelli rettangolari di cemento di tutti i colori. In realtà il problema nasce un po’ prima, proprio all’inizio di via Polonio, dove il marciapiede – appena rifatto perché la ciclovia comincia proprio qui, poco dopo il ponte di Teglia – diventa un’autostrada mentre la strada si restringe con effetto caruggio.

Via Polonio – Foto: Roberto Orlando

Superata la rotonda, i successivi 800 metri risultano più fluidi: bastano due minuti per arrivare al ponte Divisione Alpina Cuneense, quello tutto bianco. Oltrepassiamo indenni anche un altro punto critico, ossia l’incrocio tra via al Santuario di Nostra Signora della Guardia e la strada che porta a Murta. Qui in precedenza le corsie erano due, ora è una sola – a favor di ciclabile – e si sdoppia soltanto nei cinquanta metri finali per consentire la svolta a sinistra dei veicoli diretti a Murta. Il più delle volte, questo incrocio è un inferno in cui gli automobilisti scontano pene anche senza peccato. 

Al centro commerciale Ipercoop “L’Aquilone” si arriva in quattro minuti, alle 17.36, a causa di un rallentamento da semaforo all’incrocio con il ponte Luigi Ratto: si tratta di un chilometro e 400 metri percorsi alla velocità media di 21 km l’ora. Servono altri due minuti per arrivare al ponte Tullio Barbieri, 850 metri più in là. Occorreranno ancora sei minuti per raggiungere Pontedecimo, due chilometri e 700 metri più avanti.

Code infinite

In questo ultimo tratto del nostro viaggio, il problema è la rotonda di via Semini dove la pista ciclabile, interrotta all’Ipercoop, torna a farsi vedere davanti a un altro supermercato, quello di Ekom. La pista tronca qui è lunga circa duecento metri e come l’altra non porta da nessuna parte, né in un senso né nell’altro, ma almeno non dà fastidio a nessuno. Invece rallenta parecchio il traffico la rotonda che c’è subito dopo, perché il diametro è assai ridotto e i TIR, che devono quasi far manovra per entrare, la percorrono al ralenti.

Durante il test, il cronista de L’Unica ha potuto anche constatare il transito di ben tre persone in bicicletta: due sulla ciclovia, dalle parti dell’Ipercoop, e un terzo che, in tenuta da Tour de France, guidava il gruppo (di TIR) in mezzo a via Semini. 

A margine, il cronista sente l’obbligo di segnalare una maxicoda in cui è incappato casualmente qualche giorno dopo il test: sabato 30 maggio alle ore 10.57 una colonna di veicoli di vario genere procedeva a passo d’uomo senza soluzione di continuità da Pontedecimo, all’altezza del ponte Ludovico Patrizi, fino al semaforo lumaca dell’Ipercoop. La coda ha raggiunto la lunghezza di tre chilometri e settecento metri, fenomeno che quando capita in autostrada viene segnalato dai pannelli luminosi a messaggio variabile.

La paralisi perenne del traffico in sponda destra, che ha pesanti ripercussioni anche sull’altra sponda del torrente, nel cuore dei quartieri della valle, ha finito per compattare la protesta, pacata ma ferma, di tutti i comitati della Valpolcevera che hanno firmato un patto di collaborazione al quale non fanno mancare il loro supporto i Comuni dell’alta valle (Mignanego, Serra Riccò, Sant’Olcese, Campomorone e Ceranesi), nonché il municipio Valpolcevera.

Protestano tutti 

Il disastro del traffico fa scontenti tutti, persino, e non deve stupire, i potenziali beneficiari della pista, ossia i ciclisti che hanno più volte denunciato che così com’è l’opera è pressoché inutile e rischia di vanificare un piano per la mobilità green che invece ha le sue potenzialità. 

La lunga strada della protesta parte da Ceranesi, dove è stato appena rieletto sindaco Claudio Montaldo, già vicesindaco di Genova nella giunta Pericu (1996-2002), per dieci anni assessore alla Sanità della Regione sotto la presidenza di Claudio Burlando (2005-2015).

Ha detto Montaldo a L’Unica: «L’aggravamento delle condizioni del traffico è dovuto in buona parte alla pista ciclabile, che a mio parere è stata progettata senza un’adeguata valutazione dei flussi. La pista di fatto ha tolto quella corsia in più che garantiva un po’ di elasticità alla circolazione nei due sensi di marcia. E poi, mi spiace dirlo per l’amico assessore Emilio Robotti [responsabile della mobilità sostenibile e del trasporto pubblico nella giunta Salis, ndr], ma è del tutto inutile: non la usa nessun ciclista».

L’analisi di Montaldo non si ferma. «Poi ci sono le nuove rotatorie: provocano forti rallentamenti e secondo me anche situazioni di pericolo. Poi certo, non è l’unico problema, ma per quanto ci riguarda direttamente stiamo cercando di risolverli», ha aggiunto. «Mi riferisco alla strada di Santa Marta, nata come opera di compensazione per il Terzo valico nel 2012. I lavori erano cominciati nel 2016 e poi si sono fermati. A fine 2022, soprattutto grazie al nostro impegno, i cantieri sono stati riaperti, pur tra mille intoppi, tra cui il cedimento di un argine. Adesso la strada è percorribile, ma ci saranno altri problemi per realizzare il tratto iniziale, a Pontedecimo, per il quale siamo riusciti a ottenere una modifica che scongiura una nuova chiusura».

Impegno comune 

Sono necessari una serie di correttivi sulla viabilità di sponda destra, conclude Montaldo. Che ribadisce il suo appoggio ai comitati dei cittadini e al municipio V, in accordo con gli altri Comuni dell’alta valle. 

Impegno comune, ribadisce il sindaco di Campomorone, Giancarlo Campora, rieletto per il suo quarto mandato nel 2024 con la lista unica “Campomorone - La nostra comunità”. «Con la nuova strada di sponda destra il problema del traffico in valle sembrava risolto», ha detto a L’Unica. «Oggi è peggio di prima. Tanto che ci sono state ripercussioni sull’economia: diverse aziende addirittura hanno chiuso perché qui non si circola più. E visto che delle piste ciclabili non si può fare a meno, abbiamo chiesto al Comune di Genova una serie di correttivi».

E come vi ha risposto? Campora sorride: «Diciamo che l’assessore Robotti si è dichiarato disponibile ad apportare alcune modifiche, ci aspettiamo che siano attuate». Ma è davvero tutta colpa della ciclovia? «Io non sono un tecnico – ha concluso Campora –. Dico solo che la Valpolcevera, e voglio lasciare sullo sfondo il tema del termovalorizzatore all’ex Colisa, è sempre stato un territorio nel quale piazzare cose, non sempre belle. È inevitabile però che, a forza di mettere cose, il traffico aumenti e allora ci vorrebbero nuove infrastrutture adeguate. Ma se invece si mettono cose e poi si restringono le uniche strade disponibili, anche senza essere un tecnico si capisce che la situazione non può che degenerare. Ammetto di essere un po’ sfiduciato».

Foto: Roberto Orlando

La posizione dei comitati

Simone Bona è uno dei componenti del Comitato San Biagio. «Il nostro comitato era nato dieci anni fa per la Gronda e poi si è adeguato alle nuove problematiche. Diciamo che allora la viabilità non era perfetta, però, salvo eccezioni, il traffico era scorrevole», ha spiegato Bona a L’Unica. «Dopo il tragico crollo del ponte Morandi è stato introdotto il doppio senso di marcia in entrambe le strade di sponda del torrente, ciononostante le condizioni del traffico erano ancora accettabili. Poi la precedente giunta comunale [sindaco Bucci al secondo mandato, poi rilevato dal suo vice Piero Piciocchi, 2022-2025, ndr] ha approvato il progetto della ciclovia finanziata dal PNRR, opera che oggi rappresenta una delle ragioni per cui in Valpolcevera la circolazione è diventata un problema quotidiano. Gli altri due ostacoli sono le rotonde in via Polonio, in corrispondenza del nuovo centro logistico di Sogegross, e in via Semini. Noi abbiamo sollevato il problema fin da subito, con i responsabili della mobilità della vecchia giunta, e continuiamo oggi con l’assessore Emilio Robotti e il suo staff tecnico, ai quali scriviamo con frequenza periodica».

Lo scopo, ha detto ancora Bona, «è quello di ottenere modifiche strutturali che possano snellire il traffico: eliminazione di aiuole non necessarie alla ciclovia e che restringono la carreggiata, revisione dei tempi semaforici, tolleranza zero contro la sosta dei mezzi pesanti all’ingresso del cantiere del Terzo valico di via Semini». Infine, secondo Bona sarebbero necessari dati certi sui flussi di traffico. «Anche perché il centro logistico Sogegross sta per aprire e si vocifera di 160 camion al giorno in transito: sarebbe un disastro anche se fossero soltanto la metà. Il nostro intento è quello di dialogare con le istituzioni per trovare insieme le soluzioni. L’assessore Robotti [che tre rappresentanti dei comitati hanno incontrato il 7 maggio, ndr] ci ha assicurato che aprirà un tavolo di confronto per discutere anche con i tecnici i correttivi. Restiamo in attesa».

I punti caldi dell’ingorgone

Luciano Giorgi, di Isoverde – frazione di Campomorone – non appartiene a nessun comitato, ma si è guadagnato credibilità sul campo, perché da tre anni studia il fenomeno-ingorgo. «Per andare e venire da casa devo affrontare ogni giorno un percorso a ostacoli, a cominciare dalla strada di Santa Marta, riaperta al traffico di recente: è lunga due chilometri, per realizzarla ci sono voluti 7 anni e ancora non è finita», ha raccontato a L’Unica. «E poi frane continue, i cantieri del Terzo valico, la riapertura della cava di Cravasco che ha incrementato il traffico di mezzi pesanti, anche di notte. Scendendo verso valle, la rotonda di via Semini, un’opera di compensazione per l’apertura di un supermercato Ekom complica la situazione. L’assessore Robotti ci ha spiegato che la rotonda serve anche a rallentare la velocità dei veicoli in un punto ritenuto pericoloso. Io ho qualche dubbio: mai visti incidenti lì».

La ciclovia? «Avrebbe un senso se servisse una zona residenziale non soggetta a una mole di traffico pesante così sostenuto», ha detto ancora Giorgi. «Paradossalmente, ha pure creato situazioni di pericolo: ci sono due incroci, attraversati dalla pista, dove i camion per immettersi in via Romairone sono costretti a invadere la corsia di marcia opposta a causa del restringimento della carreggiata. E poi la rotonda di via Polonio: si entra a due corsie e si esce su una sola, il contrario cioè di quello che dovrebbe essere. Una rotonda praticamente inutile perché la quasi totalità dei veicoli prosegue dritto, l’unica altra svolta è quella che porta al centro logistico Sogegross e allora forse sarebbe bastato un semaforo a chiamata per i camion in uscita».

La posizione del municipio Valpolcevera 

Michele Versace dal maggio 2025 è il presidente, in quota Partito democratico, del municipio Valpolcevera. Era già consigliere fin dal 2017. «Il nostro primo atto, appena insediati – ha detto a L’Unica – è stata un’azione congiunta con i Comuni dell’alta valle chiedendo all’assessorato alla Mobilità di apportare delle modifiche alla viabilità di sponda destra che finora non è stato possibile ottenere perché l’opera è finanziata dal PNRR e deve essere ancora collaudata».

«Torneremo alla carica dopo il collaudo e non sappiamo nemmeno se sarà possibile realizzarle tutte: si tratterebbe di restringere i nuovi marciapiedi e ridurre l’impatto della ciclovia che in alcuni tratti è pericolosa per gli automobilisti ma anche per i ciclisti», ha continuato. «Intendiamoci su un punto: le nostre osservazioni non sono un modo per dichiarare la nostra ostilità alla mobilità sostenibile. In un mondo ideale sarebbe bellissimo poter andare tutti a lavorare in bicicletta e a cavallo. Ma noi per ora viviamo in un mondo reale e se per mobilità sostenibile si intende realizzare un’opera che penalizza migliaia e migliaia di persone è chiaro che di sostenibile non c’è proprio nulla. Nei quartieri il traffico pesante è aumentato a dismisura, anche per la presenza di grandi cantieri: tra Certosa, Rivarolo, Trasta e Fegino abbiamo l’ultimo miglio del Terzo valico, la metropolitana, la messa in sicurezza del rio Maltempo, il ponte in piazza Pallavicini».

Infine, ha concluso, «è urgente ripristinare i sensi unici nelle due strade di sponda. Lo chiediamo da anni: prima ci hanno risposto che era necessario attendere il completamento dello svincolo verso Fiumara, poi che bisognava aspettare la conclusione dei lavori per i quattro assi di forza del trasporto pubblico. Adesso però si deve accelerare: in bassa valle dal 2018 non ci si muove più».  

E ora, dicono in molti, non si possono escludere forme di protesta clamorose. 

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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