Barriera, il quartiere con più bambini e meno risorse
Reportage dalla zona Nord di Torino, tra problemi irrisolti di sicurezza e iniziative di sostegno e solidarietà per i residenti
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A Barriera di Milano, zona Nord di Torino, i banchi del mercato e i negozi tra via Baltea e piazza Foroni si alternano fino a corso Palermo, dove le persone sedute sui marciapiedi si sostituiscono a quelle sedute ai tavolini dei bar. In questa traversa di corso Giulio Cesare – l’arteria che porta verso l’autostrada per Milano e Venezia, inserita dalla Prefettura tra i luoghi a vigilanza rafforzata della città – molti locali sono sfitti. «Hanno chiuso perché la piazza di spaccio si trova di fronte al loro ingresso e gli ex proprietari non riuscivano più a lavorare», hanno raccontato a L’Unica alcuni commercianti.
A pochi metri di distanza, sullo stesso corso, nell’ultimo anno ha aperto lo Spazio MoMag, un asilo montessoriano gratuito per genitori e figli che vivono nella zona. In questo centro con le vetrine affacciate su corso Palermo, si realizza anche una sperimentazione dedicata alle bambine di Barriera, per lo sviluppo delle competenze matematiche.
In pochi mesi, riporta la Fondazione Montessori, sono state coinvolte oltre 100 famiglie. «In questo quartiere, dove oltre il 60 per cento dei bambini è a rischio povertà educativa, questo spazio rappresenta una grande svolta. Stiamo contrastando il gender gap in matematica, sostenendo le famiglie fragili, creando relazioni, futuro, fiducia, apprendimenti», si legge sul sito.
Il quartiere con più bambini
Estesa su poco più di tre chilometri quadrati, compresi tra corso Vigevano e via Sempione, Barriera è una delle aree più popolate della città. L’età media dei suoi 52 mila residenti è tra le più basse in assoluto: il 30 per cento dei bambini torinesi sotto i tre anni vivono in questo quartiere, soprattutto in conseguenza dell’elevato numero di abitanti con background migratorio. Gran parte di loro arriva da Nigeria, Marocco e Albania e negli anni in Italia ha costruito una famiglia.

N. è di origini marocchine e da vent’anni vive qui con i suoi figli. «Se non fosse il mio quartiere non so cosa farei, ma da qui non me ne vado, con gli altri abitanti ci aiutiamo a vicenda», ha detto a L’Unica. «Ogni giorno ci sono scippi e furti, ma la droga è il problema peggiore. Per la prima volta, qualche giorno fa, ho visto un gruppo di persone inalare gas da un palloncino dopo averlo riempito con una bombola, per strada».
Erika Mattarella, direttrice della Casa di quartiere di via Aglié, storico spazio di aggregazione sociale della zona e punto di riferimento per l’accesso a servizi primari come le docce dei Bagni pubblici, ha spiegato a L’Unica che lo spaccio e la dipendenza hanno trasformato il quartiere negli ultimi anni. «Le prime vittime sono i consumatori di sostanze, persone di ogni età immerse nella povertà materiale le cui condizioni post Covid sono peggiorate ulteriormente. E poi i cittadini: molti ragazzi per esempio sentono di essere condannati a vita perché sono nati qui, ma esistono tante realtà sul territorio che cercano di cambiare questa percezione proponendo alternative concrete».
Per contrastare e prevenire i comportamenti a rischio legati allo spaccio, alla criminalità e alla prostituzione, gli educatori di strada del Gruppo Abele, le parrocchie e gli enti del terzo settore operano da tempo a Barriera attraverso presidi di aggregazione sociale e attività di riqualificazione nei parchi, per le strade e nelle scuole. Dal 2022 il Cantiere ABC, un’organizzazione spontanea di cittadini ed enti dei quartieri Aurora e Barriera di Milano, ha organizzato un laboratorio permanente che si confronta sul fenomeno del consumo di droga e su come affrontarlo.
La Casa di quartiere di via Aglié aprirà al pubblico dopo i lavori di ristrutturazione il 3 maggio. Per informazioni: bagnipubblici@coopliberitutti.it
Sicurezza ed emarginazione sociale
Restituire i luoghi del territorio alla comunità, rendendoli accessibili e sicuri, è il tema al centro dell’ultimo piano di investimento della Città di Torino dedicato alla Circoscrizione 6. Finanziato con 25,8 milioni di euro, il piano di riqualificazione urbana “Aurora Barriera” promette di portare nei due quartieri verde pubblico, pedonalizzazioni, aree ciclabili, recupero di strutture abbandonate, installazioni luminose e nuovi spazi culturali e artistici. Mentre attraverso i primi lavori di ripristino alcuni cortili delle scuole locali sono stati riaperti, tra marzo e aprile sono partiti gli incontri con i residenti chiamati a partecipare al processo di ri-progettazione degli spazi collettivi.
In molti luoghi di Torino Nord, emarginazione sociale e sicurezza sono due facce della stessa medaglia. Da quando nel 2025 le strade di Barriera sono diventate “zone rosse” sottoposte a misure di ordine pubblico più invasive per il contrasto alla criminalità, l’invio dell’esercito da parte del governo ha alzato il livello di allerta nel quartiere. Per chi ci abita gli interventi delle forze dell’ordine sono un argomento quotidiano: secondo alcune testimonianze raccolte da L’Unica, servirebbero più controlli in giro per le vie, secondo altre, con la presenza della polizia l’attività di spaccio si è soltanto trasferita di pochi isolati rispetto a dove si trovava in origine, continuando a rappresentare un problema per la sicurezza pubblica.
Uno degli ultimi interventi dei militari per le vie del quartiere è stato quello dei parà, i paracadutisti dell’esercito italiano. «Sono arrivati con delle auto nere, a volto coperto – hanno detto alcuni abitanti –. Non ce lo aspettavamo e all’inizio non capivamo chi fossero, ci hanno fatto paura». A fine marzo, durante un pattugliamento nel giardino Maria Teresa di Calcutta di corso Vercelli, l’area è stata chiusa e le persone al loro interno perquisite e trattenute per alcune ore.
In un sabato pomeriggio di metà aprile, tra le vie di Barriera, delle forze dell’ordine non sembra esserci traccia. In attesa che i Bagni pubblici riaprano dopo un mese di lavori di ristrutturazione, alcune persone si fermano all’ingresso per chiedere informazioni: «Ho trovato chiuso, spero riapra presto. Non sto trovando lavoro e vorrei lavarmi», ha detto a L’Unica una di loro. Mezz’ora di doccia calda costa un euro e 90 centesimi, oppure è possibile presentarsi con i buoni distribuiti nei negozi e negli spazi solidali della zona. D’inverno, gli utenti che accedono a questo servizio sono diverse decine al giorno.
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Il reddito medio più basso della città
Chi si rivolge ai Bagni pubblici spesso proviene da situazioni abitative difficili. Gli sgomberi delle case popolari (le palazzine gestite dall’Agenzia territoriale per la casa) e di alcuni edifici nel quartiere sono frequenti. In alcuni casi, quando questo succede, le abitazioni vengono dichiarate inagibili per problemi che impediscono il rispetto degli standard abitativi previsti. Chi ci vive viene allontanato. Alcuni anni fa è successo anche a B., che ora fa la volontaria per il banco alimentare alla Casa di quartiere. Una volta a settimana distribuisce pacchi di cibo prossimi alla scadenza o eccedenze della grande distribuzione a chi ne ha bisogno. Per molte persone che vivono nella zona, questi aiuti, forniti anche dalle parrocchie, sono essenziali.
A Barriera di Milano, il reddito imponibile IRPEF per abitante – cioè la parte del reddito dichiarato su cui viene calcolata l’imposta sul reddito delle persone fisiche – è il più basso di Torino: 17 mila euro pro capite, circa un terzo rispetto alla media del quartiere cittadino più ricco, quello di Borgo Po e Cavoretto.

Nonostante l’aumento degli affitti nell’ultimo anno abbia colpito anche le case della Circoscrizione 6, il costo degli appartamenti è rimasto più contenuto, in media attorno ai 1.500 euro al metro quadro. In alcune zone, come Borgata Monterosa, questa cifra non viene raggiunta e il valore immobiliare resta inferiore del 36,5 per cento rispetto alla media comunale. In questo contesto, le difficoltà legate all’accesso alla casa e ai beni di prima necessità riguardano da vicino chi vive nella zona, dove Caritas e Unità di Strada gestiscono alcuni dei servizi a bassa soglia disponibili.
Quando gli aiuti non bastano, spesso sono le comunità del quartiere ad attivarsi per dare supporto materiale a chi ne ha bisogno. Come accade nelle case popolari in prossimità dell’ospedale Giovanni Bosco, dove le famiglie più anziane aggiungono un piatto a tavola per i bambini del caseggiato. O come succede nei confronti di S., che dorme in strada e rifiuta di essere inserito in uno dei servizi a bassa soglia. Gli abitanti della zona lo conoscono e quando serve gli portano delle coperte.
Uscendo da questo quartiere, a metà tra un borgo fatto di case basse e palazzi sorti lungo le sue arterie principali, il cemento lascia il posto ai viali alberati di corso Vigevano. Risalendo corso Principe Oddone, a mano a mano che ci si avvicina al centro città, le persone sedute sui marciapiedi spariscono, le facciate dei palazzi non sono più così scrostate e il colore della pelle di chi cammina per strada cambia.

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