L'Unica Alessandria

I primi passi della vita per abbracciare un Golden Retriever

L’associazione “Un cane per sorridere” di Mirabello Monferrato compie 20 anni. Qui gli animali non servono solo a fare compagnia, ma sono parte della terapia

Beatrice Iato

5 min read
I primi passi della vita per abbracciare un Golden Retriever

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Settantatré passi verso il futuro e l’amore incondizionato che solo un animale può dare. Tanto è bastato a Martina, una bambina con sindrome di Angelman e con tratti autistici, per rompere il guscio dell’isolamento e sfidare la propria immobilità solo per raggiungere “l’abbraccio” di un cane.

Martina, all’età di quattro anni, non aveva ancora mai camminato in autonomia. Eppure, attraverso l’incontro e la relazione con Gilda, una Golden Retriever, è accaduto quello che la sola fisioterapia faticava a ottenere: «Dopo un lungo percorso durato anni, abbiamo finalmente contato insieme alla mamma 73 passi in autonomia per andare verso il cane. È stata la motivazione che l’ha spinta ad aprirsi nella relazione con gli altri e a camminare», ha raccontato a L’Unica Maria Grazia Daquarti, fondatrice con il marito Roberto Crepaldi dell’associazione “Un cane per sorridere”.

Non è una favola, ma uno dei tanti capitoli scritti nella storia dell’associazione, che il 13 maggio scorso ha celebrato un traguardo importante. Fondata nel 2006, questa realtà alessandrina con sede a Mirabello, nel cuore del Monferrato, ha saputo trasformare un profondo amore per i cani in una disciplina scientifica rigorosa, diventando un faro per il progetto regionale Interventi assistiti con gli animali (IAA).

Oltre la pet therapy

Alla base di tutto c’è il superamento del concetto di semplice “compagnia animale” a favore di un rigore certificato. «Un tempo, fino al 2015, queste attività si chiamavano genericamente pet therapy. Poi il Ministero della Salute ha riconosciuto questa disciplina scientifica, ha emanato le linee guida e ha identificato il percorso formativo per i professionisti, univoco in tutta Italia», ha spiegato Daquarti, che è anche educatrice cinofila.

Oggi l’associazione opera attraverso équipe multidisciplinari iscritte al portale nazionale Digital pet, garantendo che ogni intervento sia gestito da esperti certificati (coadiutori, medici veterinari comportamentalisti, responsabili di attività). La magia, secondo la fondatrice dell’associazione, ha in realtà una base biologica precisa: «Non è qualcosa di magico, non è qualcosa di poetico, ma è qualcosa di neurofisiologico quello che accade». Quando si interagisce con un cane calmo, il corpo reagisce: si abbassa il cortisolo (l’ormone dello stress) e aumentano endorfine e ossitocina, i neurotrasmettitori del benessere e del legame affettivo.

Il cane parte del percorso di cura

Il raggio d’azione dell’associazione è vastissimo e tocca le realtà più fragili del territorio alessandrino. Da quindici anni l’èquipe è una presenza fissa all’Ospedale infantile di Alessandria, collaborando con pazienti pediatrici, tra cui quelli affetti da patologie neuropsichiatriche. Ma è forse negli hospice di Casale Monferrato e Alessandria che il lavoro dei cani rivela la sua potenza più nuda e profonda.

«Il cane ha un ruolo di supporto emotivo molto importante per le persone nel loro fine vita», ha detto ancora Daquarti. In questi luoghi di confine, l’animale funge da ponte: facilita la comunicazione dove il dolore la blocca e riaccende ricordi positivi in chi sta per andarsene, ma anche tra chi resta. Il beneficio è circolare: «Diverse volte mi è capitato di vedere il caregiver aprirsi in un pianto liberatorio abbracciando il cane dopo la morte del proprio caro». Anche il personale sanitario ne trae giovamento, trovando nella presenza del cane una pausa rigenerante dallo stress della routine quotidiana.

I progetti

L’unicità di “Un Cane per Sorridere” risiede anche nella sua capacità di innovare. Con il progetto AmicoCane, nato insieme all’associazione nel 2006, la onlus entra nelle scuole dell’infanzia e primarie per insegnare il rispetto del cane come essere senziente. Recentemente, la sfida si è spostata nei licei, come l’Istituto Balbo e l’Umberto Eco, dove la “cogestione” ha visto centinaia di adolescenti confrontarsi con gli esperti. L’approccio è volutamente informale ma denso di contenuti: «Portiamo una tematica innovativa importante, seria, ma in una maniera molto insolita, molto soft, alleggerita anche dalla presenza accogliente dei nostri cani. Ci sediamo per terra con loro in classe».

Ma il progetto più intimo è forse quello nato dalla sofferenza personale della fondatrice: il gruppo di auto-mutuo aiuto per il pet loss, creato in memoria di Gilda, la Golden Retriever che per quindici anni è stata compagna di vita e di lavoro e che, tra gli altri, ha fatto la differenza nella storia della piccola Martina. «Il lutto per un animale è un lutto delegittimato dalla società. Il nostro dolore è sottovalutato da tutti», ha commentato la fondatrice. In questo spazio, chi ha perso un animale può trovare comprensione e sostegno, trasformando la perdita in un momento di condivisione.

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Il futuro e l’etica della reciprocità

Per “Un Cane per Sorridere”, il benessere non può mai essere a senso unico. I cani dell’associazione non sono “strumenti”, ma partner che vivono in famiglia e la cui salute psicofisica è monitorata costantemente da veterinari esperti. «Ci occupiamo del benessere dell’essere umano, ma ci occupiamo anche del benessere del cane. Lo scambio affettivo reciproco è importantissimo», ha spiegato Daquarti.

Per guardare al futuro e sostenere i progetti gratuiti nelle strutture pubbliche, l’associazione ha recentemente lanciato “Monfidog”: una serie di escursioni educative e sociali sui sentieri del Monferrato. È un modo per raccogliere fondi, ma anche per insegnare ai proprietari di cani a vivere la natura e la relazione in modo corretto.

In vent’anni, Maria Grazia e Roberto hanno costruito una realtà dove la formazione d’eccellenza (in collaborazione con diversi enti del territorio, dalle scuole agli ospedali) incontra la sensibilità più pura. Perché, come ha ricordato la stessa Daquarti, il senso ultimo di tutto questo lavoro sta in un bisogno primordiale: «La relazione con l’animale appaga il bisogno di sentirsi amati e questa sensazione resiste sempre, anche quando ci avviciniamo alla fine, negli ultimi giorni di vita». 

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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