Come ha fatto Rasero a prendersi tutta la città
La presidenza della Banca è l’ultima mossa di una partita a scacchi cominciata tre anni fa. Politica, economia, cultura: tutto nelle mani del sindaco-presidente
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Gioco. Partita. Incontro. La guerra di Asti è finita e c’è un vincitore su tutta la linea: si chiama Maurizio Rasero. L’intero territorio è occupato da forze a lui fedeli, agli altri restano la guerriglia, la resistenza o la resa incondizionata. L’ultimo tassello del mosaico si è incastrato in questi giorni con la presidenza della Banca di Asti.
I tre incarichi contemporanei di sindaco, presidente della Provincia e presidente della Banca di Asti avevano scatenato polemiche. Un vecchio leone come Roberto Marmo, già sindaco di Canelli, presidente della Provincia in quota Democrazia Cristiana, forse più per invidia che non per ideale lo aveva definito «uno e trino». Lo stesso Marmo, infatti, non aveva considerato che gli incarichi erano (e sono) molti di più e il controllo sul territorio era (ed è) decisamente maggiore.
Adesso Rasero si è dimesso dalla Provincia, ma quell’incarico si è dimostrato la chiave della sua scalata. Ma andiamo con ordine. Come un buon scacchista: il sindaco aveva posizionato i suoi pezzi con lungimiranza, prevedendo in anticipo le mosse dell’avversario. Negli scacchi la vittoria arriva se si riesce a conquistare il centro della scacchiera, se si vuole conquistare Asti, invece, occorre passare dal consiglio d’indirizzo della Fondazione.
Attenzione: il consiglio d’indirizzo, non quello d’amministrazione o la presidenza. Quelli arrivano di conseguenza.
Per arrivare al controllo del centro della scacchiera ci sono innumerevoli aperture possibili, dalla Siciliana con le sue molte varianti fino alla Caro-Kann. Ma per arrivare al controllo del consiglio d’indirizzo della Fondazione la mossa è una sola: controllare la Provincia, un ente depotenziato dalla cosiddetta “legge Delrio”, che ha rischiato di essere abolito con il referendum Renzi e che non ha né fondi né personale ma che Rasero ha voluto presiedere, rinunciando anche alla retribuzione prevista.
Sì, avete capito bene, dal 2022 a oggi Rasero ha fatto il presidente della Provincia gratuitamente.
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La mossa vincente del sindaco prendi-tutto
Perché tutta questa determinazione per un posto gratuito e di pura rappresentanza, con tante grane e pochi onori? Ma per controllare la scacchiera del potere astigiano: per cosa se no? Facciamo due conti: il consiglio d’indirizzo della Fondazione è formato da quindici membri, di cui tre cooptati dopo la nomina degli altri dodici. Tre li indica il Comune, cioè il sindaco; due la società civile, cioè diocesi e sport; quattro il mondo produttivo, cioè Unione industriali, Confcommercio, Confartigianato e Coldiretti. Siamo a 9, di cui tre nominati dal sindaco. Una netta minoranza, ma anche la Provincia nomina tre consiglieri e se il sindaco e il presidente della Provincia sono la stessa persona, le poltrone controllate direttamente salgono a sei. Su dodici. Ne basta solo una in più per avere la maggioranza.
Tra diocesi, mondo sportivo o produttivo, un voto in più si ottiene sempre. E così ha fatto Rasero. Con sette consiglieri su dodici schierati da una parte, sono stati cooptati gli ultimi tre consiglieri. Guarda caso tre nomi vicini al sindaco: il futuro presidente Livio Negro; l’assessore alla Cultura nel primo mandato di Rasero in municipio, Gianfranco Imerito; Federica Carbone, fedelissima del sindaco di Asti da sempre.
A questo punto, con nove consiglieri su quindici nel consiglio d’indirizzo tutto è stato in discesa. Perché è così importante questo organo misconosciuto? Perché nomina il presidente e il consiglio d’amministrazione della Fondazione. Ed è quest’ultimo – essendo la Fondazione il socio di maggioranza – a nominare presidente, amministratore delegato e consiglio d’amministrazione della Banca.
La rete del potere astigiano
Non stupisce perciò che Rasero, oggi, sia il presidente della Banca di Asti, senza nemmeno più un amministratore delegato importante (e ingombrante), come Carlo Demartini, da vent’anni alla guida dell’istituto. È la meta naturale di un cammino iniziato almeno tre anni fa. Tanto più che in quest’ultimo triennio la maggioranza in consiglio d’indirizzo si è rafforzata: Gianfranco Imerito, ad esempio, ne è uscito per andare a ricoprire – su nomina della Fondazione – un incarico in Finpiemonte, la finanziaria della Regione. Carmelina Petrizzi (una delle tre nomine della Provincia) e Federica Carbone sono salite nel consiglio d’amministrazione di Fondazione.
I tre sono stati sostituiti nel consiglio d’indirizzo da Franco Fassio – un docente auto-candidato estraneo ai giochi di potere – ma soprattutto da Aprile Samson, molto legato al presidente della Confcommercio, e da Giuseppina Mulè, segretaria del sindaco. Tirando le somme, Rasero ha il controllo del Comune come sindaco, della Banca come presidente, della Fondazione con un consiglio d’amministrazione e di indirizzo composti in maggioranza da persone a lui vicine. Ha pure un piede in Finpiemonte, ma non è ancora finita.
La Fondazione, infatti, nomina anche il vicepresidente e un consigliere in REAM SGR, la “cassaforte delle Fondazioni”, una società partecipata dalle fondazioni piemontesi che investe parte dei loro fondi restituendo gli utili. Ed è stato proprio Rasero a venire nominato vicepresidente insieme al consigliere Roberto Rubba, commercialista e fratello di Alberto, attuale rettore del Borgo Tanaro di cui il sindaco è stato a sua volta rettore per molti anni.
Poi c’è Confcommercio, storica associazione commercianti e da sempre serbatoio di voti, il cui attuale presidente è Enrico Fenoglio, eletto grazie al sostegno di Rasero. E c’è Asti servizi pubblici (ASP), l’azienda partecipata da Comune (55 per cento) e IREN (45) che si occupa di acqua, igiene urbana, trasporto pubblico e cimiteri, il cui presidente Fabrizio Imerito è stato nominato dal Comune (cioè da Rasero). E infine c’è Gestione ambientale integrata dell’Astigiano (GAIA) la società che segue il riciclo dei rifiuti: come ASP è partecipata da Comune e IREN e ha un presidente – oggi Giancarlo Vanzino – nominato dal sindaco (cioè sempre da Rasero).
Tutto in mano a Rasero
Ricapitoliamo: Comune, Provincia (fino alle dimissioni del 27 aprile), Fondazione, Finpiemonte, Banca di Asti, REAM SGR, ASP e GAIA. Tutte controllate direttamente o indirettamente da Rasero.
Non basta. Nell’elenco degli enti di potere manca ancora SLALA, la fondazione che segue lo sviluppo della logistica sull’intero territorio del Nord Ovest in cui sono presenti rappresentanti di Comune e Provincia di Asti nominati da Rasero. Il consigliere in carico alla Provincia è Luca Quaglia, segretario provinciale di Noi moderati, formazione politica a cui Rasero – pur non avendo tessere di partito – è molto legato.
E la cultura? Ai vertici di ASTISS, il consorzio universitario astigiano, sono presenti persone legate a Banca, Fondazione, Comune e Provincia. La composizione societaria del Consorzio è chiara: 70,42 per cento Fondazione; 12,68 Comune; 12,68 Banca di Asti; 4,22 Camera di Commercio.
Resta Asti Musei. Il consorzio che gestisce la rete museale provinciale è costituito da Fondazione e Comune: l’attuale presidente è Francesco Lepore, componente del consiglio d’indirizzo della Fondazione di nomina comunale.
Politica, economia, credito, logistica, cultura e istruzione: ad Asti tutto è in mano a Rasero. Alle opposizioni, ben poco lungimiranti in questi anni, non resta che una cosa: la polemica. È già partita, ma non farà male più di tanto.
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