Nonostante il caos di settembre, torna il click day per i buoni famiglia
Il 21 aprile a mezzogiorno riparte la caccia ai voucher “Vesta”: chi si collega prima ottiene il sussidio fino a esaurimento dei fondi, gli altri restano a bocca asciutta
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Lo scorso 20 settembre era stato un disastro, il prossimo 21 aprile la Regione Piemonte ci riprova, introducendo alcuni aggiustamenti che tuttavia potrebbero non bastare, secondo chi lavora sul territorio e chi siede ai tavoli istituzionali, a correggere i difetti strutturali di uno strumento che l’opposizione ha definito più «una lotteria» che uno strumento di politica sociale.
Sta per tornare il click day, la finestra di dodici ore all’interno della quale i cittadini che ne hanno diritto possono richiedere il Buono Vesta, il voucher che porta il nome della dea romana del focolare e che – grazie alle risorse del Fondo sociale europeo plus – è destinato al sostegno delle famiglie piemontesi con figli fino a sei anni.
Il buono, promosso dall’Assessorato regionale alle famiglie e ai bambini e dalla Direzione welfare, è finanziato nell’ambito del Programma regionale FSE+ 2021-2027 con una dotazione complessiva di 34 milioni di euro ripartiti sul triennio 2025-2027. Può essere richiesto dal genitore o dall’affidatario e copre una gamma di spese che va dalle rette dei nidi e delle scuole dell’infanzia alle attività sportive e culturali, dal baby-sitting ai centri estivi. Fin qui, il senso della misura appare chiaro: alleggerire il carico economico delle famiglie nella fascia d’età in cui i costi di cura sono più elevati e spesso possono determinare le scelte riproduttive. Il problema è come questi soldi vengono distribuiti.
La notte del caos
Per dare un’idea di quello che successe sei mesi fa, L’Unica ha parlato con Vanessa Vidano, che a Ivrea coordina le attività dello sportello ELP (Eporedia local point): uno strumento creato per assistere i cittadini di fronte alle difficoltà dell’accesso ai servizi.
La notte del 20 settembre, lo sportello – nella sede del Movicentro di Ivrea – rimase aperto in via straordinaria fino all’una di notte, per aiutare le famiglie della zona a presentare la domanda. Le regole del click day sono semplici: chi clicca prima ottiene il voucher, fino a esaurimento dei fondi disponibili. Chi arriva dopo resta a mani vuote.
«Il nostro target di utenza era tendenzialmente fragile», ha raccontato Vidano. «Persone con background migratorio, ma anche italiani che non hanno grande dimestichezza con le procedure digitali e nella maggioranza dei casi non possiedono un personal computer, ma soltanto un telefono», ha spiegato. Persone che, da sole, non avrebbero saputo come muoversi nella piattaforma regionale.
Lo sportello si era organizzato: undici computer, undici operatori, più di trenta utenti in attesa assegnati per ordine di arrivo, con tanto di numerino. E i primi erano lì dalle sette di sera, perché l’ultimo autobus li aveva lasciati al Movicentro a quell’ora. Tra di loro c’erano mamme con la carrozzina, famiglie con bambini piccoli che il giorno dopo sarebbero andati a scuola. Qualcuno sarebbe tornato a casa a piedi, qualcuno in monopattino, qualcuno aveva chiesto un passaggio. «A mezzanotte non ci sono mezzi pubblici a Ivrea», ha ricordato Vidano. «A mezzanotte», perché l’inizio delle operazioni era stato fissato a quell’ora.
A mezzanotte e un secondo, decine di migliaia di famiglie piemontesi si collegarono contemporaneamente alla piattaforma regionale. Il tempo a disposizione, in teoria, era di dodici ore. Ma prima di mezzanotte e venti i fondi a disposizione erano già finiti.
Al momento della connessione, al Movicentro di Ivrea (e non solo lì) le cose non andarono secondo le previsioni. Le undici postazioni si collegarono alla piattaforma nello stesso istante, eppure la coda assegnata automaticamente dal sistema le separava di migliaia di posizioni. Come si venne a sapere in seguito, il sistema funzionava attraverso una “pre-coda”: chi si collegava al link prima di mezzanotte veniva trattenuto in una sala d’attesa virtuale, poi reindirizzato nella coda ufficiale allo scoccare dell’ora. CSI Piemonte, gestore della piattaforma, lo chiarì con una nota tecnica nei giorni successivi, precisando anche che le differenze negli orologi dei dispositivi degli utenti non avevano alcuna influenza sul posizionamento. Ma quella nota aprì un problema più grave di quello che intendeva chiudere: la consigliera regionale Alice Ravinale (Alleanza verdi-sinistra) denunciò che il reindirizzamento dalla pre-coda avveniva in modalità casuale, in contraddizione con il bando, che prevedeva l’accoglimento delle domande in ordine cronologico.
I tempi di attesa stimati andavano dai tre minuti alla mezz’ora. Di tutte le famiglie assistite quella sera a Ivrea, due ottennero il voucher, tutte le altre no. «In maniera completamente aleatoria», ha sottolineato Vidano.
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Le novità del 2026
La seconda edizione del Buono Vesta introduce alcune modifiche rispetto alla prima. La più significativa riguarda l’orario: il click day del 21 aprile si aprirà a mezzogiorno invece che a mezzanotte, e resterà attivo fino alle venti. Un passo avanti che la Regione presenta come una garanzia di praticabilità e di equità. Vengono inoltre rivisti gli scaglioni ISEE: 1.200 euro per le famiglie con ISEE inferiore a 10 mila euro, 1.000 euro per chi è tra 10 e 30 mila, 800 euro per la fascia fino a 40 mila euro. Per i minori con disabilità, il contributo massimo di 1.200 euro si applica a prescindere dall’ISEE, fino alla soglia dei 40 mila euro. Si amplia anche il catalogo delle spese ammissibili: alle attività già previste si aggiungono calcio, basket, arti marziali, pallavolo, tennis, equitazione, arrampicata, rugby, sci e canto. Le risorse totali salgono a venti milioni di euro, con l’obiettivo di raggiungere trentamila famiglie, il triplo dell’edizione precedente. Chi aveva già beneficiato del voucher nel 2025 è escluso dalla nuova edizione.
Per Anna Poggio, della segreteria piemontese della CGIL – che partecipa al Comitato di sorveglianza dei fondi sociali europei nell’ambito del quale il Buono Vesta è finanziato – questi aggiustamenti non toccano la natura del problema. «Il click day rimane uno strumento che non dà la stessa opportunità a tutti», ha spiegato a L’Unica. Spostare l’orario dalla mezzanotte alle ore diurne riduce alcune delle distorsioni più macroscopiche – le famiglie non devono più organizzarsi per la notte, gli sportelli possono operare normalmente – ma non risolve il divario digitale che attraversa il territorio piemontese. «Il Piemonte è una regione molto ampia, ci sono zone dove il segnale Internet arriva malissimo, dove non tutti hanno accesso. Può sembrare una cosa scontata nel 2026, ma non è così».
La CGIL si è già espressa contro la misura nella prima edizione e ha ribadito la propria posizione nell’ultima riunione del comitato di sorveglianza, alla quale ha partecipato anche l’attuale vicepresidente della Regione Maurizio Marrone. La risposta di quest’ultimo, secondo Poggio, è stata che la misura funziona perché «c’è stata molta richiesta». Un argomento che la sindacalista smonta con semplicità: «È difficile che se mettono a disposizione dei soldi la gente non li richieda. Ma questo non vuol dire il sussidio sia arrivato alle persone che ne avevano più bisogno».
Il punto critico, nella lettura della CGIL, è strutturale e riguarda il criterio di assegnazione: in un click day, a prescindere dagli scaglioni ISEE, chi ottiene il voucher è chi riesce a collegarsi prima. Questo vuol dire che, a parità di ISEE, viene premiata la rapidità di connessione, che dipende dalla qualità della linea, dalla familiarità con le procedure digitali, dalla disponibilità di un dispositivo adeguato. Tutti fattori che tendono a svantaggiare proprio le fasce più vulnerabili. «Chi ha più bisogno magari non è nelle condizioni di poterlo richiedere. Chi invece ha una situazione un po’ più agiata ha anche più possibilità di accedere alla linea e fare la richiesta», ha osservato Poggio.
C’è poi la questione del limite ISEE fissato a 40 mila euro. Nei termini della misura, la soglia include famiglie che, pur non essendo in condizioni di privilegio, non versano in una situazione di effettiva difficoltà economica. Questo non sarebbe necessariamente sbagliato se il criterio di selezione tenesse conto del bisogno, ma in un click day il criterio è cronologico, non reddituale. Il risultato è che la misura può avvantaggiare famiglie di fascia media semplicemente perché più attrezzate digitalmente.
Il carattere una tantum del bonus – dimostrato proprio dall’esclusione dei beneficiari del 2025 dalla seconda edizione – è per la CGIL il segnale più eloquente della sua insufficienza come strumento di politica familiare strutturale. «Cosa vuol dire?», si è chiesta Poggio. «Ogni tanto concedi un contentino, un’erogazione una volta probabilmente nell’arco della vita. Che tipo di aiuto è?»
Le proposte del sindacato puntano in tutt’altra direzione: rafforzamento dei servizi sanitari perinatali e del post-maternità, equiparazione dei congedi parentali tra i due genitori (il congedo paritario negli scorsi mesi non è passato in Parlamento), e soprattutto un’espansione della rete degli asili nido, diffusa sul territorio, con attenzione alle province e alle aree collinari e rurali dove le strutture mancano o sono insufficienti. «Una famiglia che deve decidere se fare figli deve sapere dove c’è una struttura e qual è il costo», ha detto Poggio. «E spesso la risposta è che la struttura non c’è, oppure costa troppo. E così la mamma rinuncia al lavoro».
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