Andare al Salone serve? Il dilemma dei piccoli editori
Il costo degli stand aumenta circa del 5 per cento ogni anno, rientrare delle spese è difficile. Ma resta una buona opportunità per entrare in contatto con i lettori
Alice Dominese
7 min read
L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.
Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Cuneo e Genova.
Per riceverla,
clicca qui
All’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino hanno partecipato 1.242 espositori, fra editori, autori che hanno autopubblicato il proprio libro, enti di formazione, università, organizzazioni e aziende di varia natura. In questo mare magnum in espansione, le case editrici indipendenti spesso faticano a stare a galla. L’Unica ha intervistato alcune realtà torinesi che negli anni hanno assistito alla trasformazione del Salone affrontando criticità e pregi di un evento che attira migliaia di visitatori.
I costi sempre più alti
Dietro a un banco di libri sportivi dedicati soprattutto al Torino Football club, saggi sui quartieri della città e fumetti, Alberto Giachino, alla guida di Graphot Editrice insieme alla sorella, non perde un’edizione del Salone. La loro azienda, fondata dai genitori in zona Vanchiglietta, è presente dalla prima edizione del 1988. «È un evento sempre più grande e, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un salone di eventi sul libro più che un salone del libro. Questo complica le cose per noi piccoli editori, anche perché il calendario è saturo di presentazioni, spesso sovrapposte. Ma è ancora un’opportunità per essere in relazione con i lettori, gli autori e i colleghi», ha raccontato.
Il problema principale, ha spiegato Giachino, è che i costi da sostenere per partecipare sono in costante crescita: «Ogni anno registriamo un aumento di circa il 5 per cento del costo dello spazio occupato dallo stand, poi bisogna aggiungere tutto l’allestimento». L’affitto dell’area in cui gli espositori allestiscono la propria area di pertinenza cambia in base ai metri quadrati e al tipo di allestimento scelto (quello standard fornito dall’organizzazione del Salone oppure personalizzato). Per cinque giorni di fiera, lo spazio di esposizione più piccolo, pari a otto metri quadrati, costa circa duemila euro.
«La sostenibilità è al limite: per quel che ci riguarda c’è stato un anno in cui qualcosa abbiamo portato a casa, ma mediamente non arriviamo neanche a coprire i costi. Se partecipare è diventato sempre più oneroso, i prezzi dei libri non sono aumentati di pari passo», ha detto Valentina Castellan di Capricorno Espress Edizioni, casa editrice indipendente torinese che pubblica libri di escursionismo, storia, territorio e narrativa noir. «Però essere presenti al Salone è una questione di visibilità, di marketing. Permette di incontrare possibili autori e ricevere molti stimoli».
Secondo l’analisi di mercato dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025 il valore delle vendite dei libri in Italia è calato del 2,1 per cento, mentre il numero di copie vendute è sceso del 3 per cento rispetto al 2024. In questo contesto, il prezzo medio dei libri venduti nei primi quattro mesi del 2026 è di 14,97 euro, in aumento dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un’inflazione generale che cresce circa il doppio. «Il libro è un oggetto il cui valore aggiunto è legato soprattutto al contenuto, ma dal punto di vista commerciale, come editore non hai grandi ricarichi in tutta la filiera. Tra la produzione, con il costo della carta che è aumentato, e la promozione, su un singolo libro i margini di guadagno si sono ridotti», ha spiegato Castellan.

Il biglietto d’ingresso
A pesare sugli introiti di chi espone al Salone, secondo alcuni editori, è anche il prezzo del biglietto di ingresso per i visitatori. Acquistarlo alle casse quest’anno costa 23 euro, un euro in più rispetto al 2024, e 16 online, un euro in più rispetto al 2025, tre euro in più rispetto al 2023.
«Il prezzo di ingresso è eccessivo, costa quasi quanto un libro se non di più e riduce la possibilità di comprarne agli stand», ha aggiunto Castellan. «Poi intervengono fattori più specifici. Per esempio il nostro pubblico è attualmente più giovane rispetto all’età media degli acquirenti che avevamo alcuni anni fa, decisamente più alta e probabilmente con maggiore capitale da investire». Nonostante i rincari, il Salone del Libro riporta anche quest’anno un trend positivo in aumento del numero di ingressi. Soltanto giovedì 14 maggio, prima giornata della fiera (solitamente quella considerata più scarica), sono stati superati per la prima volta i 40 mila visitatori, con un incremento del 20 per cento rispetto al giovedì del 2025. In totale, il Salone quest’anno ha accolto 254 mila visitatori. Anche la partecipazione delle scuole è aumentata rispetto all’edizione precedente, raggiungendo le 32.500 presenze tra studenti e accompagnatori.
Sei un giornalista che vive nella zona di Torino e vorresti scrivere per L’Unica? Mandaci una proposta di articolo a info@lunica.email
I contributi pubblici
Se rientrare nelle spese che la fiera richiede può essere complesso, i fondi erogati dalla Regione Piemonte a sostegno delle case editrici del territorio si rivelano essenziali per molte di loro. «Il contributo economico regionale che riceviamo come piccola casa editrice è disponibile facendo domanda tramite un bando annuale. Diversamente, se non avessimo questo contributo, avremmo delle difficoltà a essere presenti. Anche quando ho partecipato per la prima volta, cinque anni fa, siamo stati supportati dallo spazio incubatore del Salone, dedicato alla microeditoria», ha detto Diego Dallosta, titolare di Editrice La Piccolina, che pubblica libri per l’infanzia con sede nel quartiere torinese di Nizza Millefonti.

La Piccolina, insieme ad altre 46 realtà editoriali piemontesi, è ospitata gratuitamente presso lo stand editoriale della Regione Piemonte. D’altra parte, tra le case editrici indipendenti, la scelta di condividere lo spazio espositivo è piuttosto diffusa, come nel caso dell’editore torinese SuiGeneris e di quello romano Cliquot. «Siamo diventati amici durante l’edizione del 2018, anno del ritorno dei grandi gruppi editoriali al Salone, quando gli editori indipendenti erano stati relegati all’esterno dei padiglioni», ha raccontato Paolo Guazzo, tra i fondatori di Cliquot. «Dall’anno scorso abbiamo deciso di condividere lo stand per ammortizzare i costi, a cui dobbiamo sommare quelli di viaggio, vitto e alloggio». Soprattutto per chi arriva da fuori regione, infatti, le spese legate al periodo dell’evento possono essere vertiginose.
Gli aspetti positivi
Anche il tempo per prepararsi al Salone richiede degli sforzi. «Per portare delle novità allo stand ho pubblicato sei libri in tre mesi e mezzo, un ritmo molto elevato per una realtà editoriale artigianale come questa», ha raccontato Cecilia Caprettini, direttrice editoriale di Cartman Edizioni, nata a Torino nel 2005. «Sono tornata al Salone dopo undici anni e sentivo la responsabilità di portare uno spazio che permettesse di comunicare ciò che di un editore tende a rimanere nascosto». Per il suo spazio espositivo, dove fotografia, colore e libri si mescolano, ha investito molte risorse: «Invece di pagare una pubblicità su una grande testata investo qui: so che non coprirò la spesa, ma è una vetrina molto importante per testimoniare la cura che metto in ciò che faccio».
Tra le principali trasformazioni che hanno aiutato gli editori indipendenti a trovare maggiore visibilità al Salone del Libro, c’è la disposizione degli stand all’interno dei locali di Lingotto Fiere. «Da quando hanno istituito il padiglione Oval, dove i grandi gruppi editoriali, quelli che fanno il 90 per cento del mercato dell’editoria italiana, sono radunati tutti insieme, è più facile per noi avere quell’attenzione che meritiamo come piccoli editori. La convivenza tra grandi e piccole case editrici così è più sostenibile», ha spiegato Alberto Giachino. È d’accordo anche Diego Dallosta: «Questa strategia funziona perché suddivide il pubblico: chi viene a cercare il piccolo editore sa già in quale padiglione trovarci e ci raggiunge più facilmente».
La collocazione dello stand è sempre più rilevante di fronte a un numero di espositori che cresce di anno in anno. Lo ha notato Chiara Canestri, di The Torineser, la rivista immaginaria ispirata al magazine statunitense The New Yorker che pubblica copertine dedicate al capoluogo piemontese, alla sua terza partecipazione al Salone: «A ogni edizione ci sono più stand, non solo legati all’editoria, segno che l’evento si sta espandendo anche in altre direzioni. Abbiamo iniziato con uno spazio condiviso con un’altra realtà, per poi riuscire a gestirne uno in autonomia. Ci è stato proposto di ampliare lo spazio, ma senza incentivi e abbiamo preferito mantenere i 24 metri quadrati anche quest’anno. Anche se siamo una piccola attività, abbiamo costi di produzione limitati e una community piuttosto fidelizzata. Questi fattori sommati insieme ci permettono di rientrare nei costi di un evento così impegnativo».

Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
I vostri messaggi
“Molto interessante. Argomenti originali, trattati da giornalisti/e di spessore. Mi piace parecchio”.
— Fulvio R.
E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
ScriviciTi consigliamo anche:
👗 La sfida della moda slow nel Cuneese (da L’Unica Cuneo)
🗳️ Che cosa pensano gli esperti sulla riforma della legge elettorale (da Pagella Politica)
💰 Iscriviti qui a Conti in tasca, la newsletter gratuita sull’economia