Come cambierà Valenza dopo Oddone?
Il 24 e 25 maggio si vota nella città dell’oro. Nessuno lo ammette, ma tutti pensano già alle alleanze per il ballottaggio
Antonella Mariotti
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E così – dopo mesi di liti, parole grosse, spintoni in aula, dimissioni più o meno forzate – è finalmente arrivata la settimana del voto. Valenza, la città dell’oro in profonda crisi, con i suoi 18 mila abitanti si presenta alle urne del 24 e 25 maggio più divisa che mai. Quattro candidati sindaci, sedici liste, coalizioni frammentate, un centrodestra uscito a pezzi da mesi di veti incrociati e dimissioni a catena, un centrosinistra spaccato in due tronconi. Al centro della tempesta, la tormentata parabola del sindaco uscente Maurizio Oddone e la decisione del cardiologo Luca Ballerini di rompere con il Partito Democratico per lanciare una lista civica centrista. Una lunga vicenda di tensioni, scomuniche e fratture interne. Da una parte e dall’altra.
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Mesi di tutti contro tutti
Sul fronte di maggioranza, tutto era cominciato più o meno un anno fa, quando la triste sorte di due cani accese la miccia che fece implodere la giunta di centrodestra. Rino e Lara, questi i nomi dei due meticci, morirono all’improvviso dopo una passeggiata nei giardini comunali. La colpa venne data a un diserbante incautamente usato sul verde pubblico. Senza alcuna prova, tanto che poche settimane più tardi le indagini portarono da tutt’altra parte.
Troppo tardi, perché Maurizio Oddone – ruvido sindaco leghista – aveva già tolto la delega all’Ambiente a uno dei suoi assessori, il suo ex fedelissimo Paolo Patrucco. La mossa scatena un terremoto interno. Messo di fronte al fatto compiuto, il segretario cittadino della Lega, Massimo Ravizzola, straccia la tessera del partito accusando Oddone di «superficialità e arroganza». A stretto giro lasciano il partito per traslocare nel gruppo misto tre consiglieri comunali: uno di loro, Guido Capuzzo, da sempre vicino a Oddone, da quel momento diventa un oppositore interno implacabile, boicottando votazioni e causando continui problemi di numero legale in consiglio comunale.
Ma le tensioni non restano confinate alla Lega. Ad agosto Oddone revoca le deleghe all’assessore di Fratelli d’Italia Luca Merlino (Bilancio, Sport, Politiche giovanili). Il partito reagisce duramente: «Fratelli d’Italia è stata collocata fuori dalla maggioranza dalle decisioni del sindaco», dichiara la coordinatrice provinciale Silvia Raiteri. Fratelli d’Italia annuncia un sostegno esterno che assomiglia molto a un’opposizione mascherata. La giunta si riduce a quattro componenti. Le astensioni in consiglio comunale diventano routine. La stessa alleanza scricchiola. A novembre, quando il sindaco annuncia la sua ricandidatura, Federico Riboldi, potente assessore regionale alla Sanità e vicepresidente provinciale del partito, lancia il suo anatema: al voto si va uniti a una sola condizione, che il candidato della coalizione non sia Maurizio Oddone.
Calma apparente
Oddone ha affrontato la sua ultima settimana da sindaco con apparente tranquillità. «La decisione di non ricandidarmi è stata una mia scelta personale», ha raccontato a L’Unica. Parole che stridono con quelle che lo stesso Oddone aveva scandito il 30 marzo, nella seduta del consiglio in cui aveva presentato la relazione di fine mandato. «Sono le segreterie provinciali a essere contro di me: persone che non conoscono Valenza e cercano di decidere chi si deve candidare in questa città», aveva detto. «Sono stato trattato in modo irrispettoso e maleducato. Non sono uno yes man e non cedo ai ricatti».
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A Valenza è finita l’era di Oddone
Non sembra proprio un passo indietro spontaneo. «Diciamo che nel centrodestra ci sono state delle visioni differenti su alcune scelte fatte in questi cinque anni di amministrazione, scelte che rifarei tutte, per cui si è preferito proporre altri nomi», ha ammesso Oddone. «La Lega mi appoggiava, Forza Italia mi appoggiava, ma forse è stato meglio trovare un nome nuovo. L’alternativa era presentarsi divisi, ma che senso avrebbe avuto? Uniti a Roma, uniti a Torino e separati a Valenza».
Dopo veti incrociati su nomi anche autorevoli – come l’ex commissario di polizia Alberto Bonzano o il vicesindaco uscente Luca Rossi – il centrodestra ha trovato un accordo soltanto a fine aprile sul nome di Alessia Zaio, una dei quattro assessori scampati alle epurazioni di Oddone, rimasta in carica in quota Forza Italia con le deleghe a Istruzione, Commercio, Turismo e Beni culturali.
Avanti, ma con giudizio
Una scelta nel segno della continuità, ma fino a un certo punto. «Zaio è stata nella mia giunta e ha condiviso tutte le decisioni di questi cinque anni di consiliatura», ha detto Oddone a L’Unica. «Ovviamente, però, ha una personalità e delle visioni diverse». Parole che trovano conferma nelle prime dichiarazioni ufficiali della candidata: «La proposta politica si rinnova: una squadra aggiornata, competenze rafforzate e una giunta che sappia interpretare le nuove sfide del territorio. Un equilibrio tra esperienza e innovazione che consente di imprimere un ulteriore cambio di passo all’azione amministrativa».
Oddone, però, non è uscito dai giochi: si presenta come capolista della Lega, pronto anche a fare polemica con chi – da destra – ha fatto ironia sulla presenza in lista di qualche immigrato di seconda generazione. «A Vannacci e a chi alimenta queste accuse, voglio spiegare che Valenza ha sempre accolto tutti con grande apertura», ha detto il sindaco uscente in un’intervista a Radio Gold. «A Valenza sono venuti da tutta Italia e da tutte le parti del mondo per lavorare. Siamo inclusivi e accoglienti – ha aggiunto –. Su di me dite quello che volete, ma lasciate stare gli amici e i fratelli. Anche a Valenza non faccio distinzione di pelle».
Chiarito che Oddone non farà il Cincinnato, c’è da chiedersi quale sarà il suo ruolo nei prossimi cinque anni. È possibile un posto nella prossima giunta? «Io accordi con Zaio non ne ho fatti», ha risposto a L’Unica. «E non so se lei ne ha fatti con qualcun altro. L’importante è raggiungere il risultato: tutto il resto si può definire più tardi».

La frattura del centrosinistra
Mentre altrove si discute del “campo largo” con il Movimento cinque stelle, a Valenza l’opposizione è riuscita a spaccarsi in maniera inedita. Incassato il sostegno esterno del Movimento, che non si presenta al voto con il proprio simbolo, il Partito Democratico ha perso per strada Luca Ballerini, il candidato centrista che nel 2020 al ballottaggio era arrivato a soli 23 voti da Oddone.
In consiglio, Ballerini si era distinto come uno dei critici più agguerriti dell’amministrazione uscente, spesso in tandem con l’ex leghista Capuzzo. Quando il PD ha scelto Marilena Griva – maestra elementare, consigliera uscente, ex vicesindaca sotto Gianni Raselli (2005-2010) – il leader dell’opposizione ha deciso di andare da solo. «Il PD ha preso una deriva che lo ha portato troppo a sinistra rispetto ai miei ideali sui temi delle imprese e del lavoro», ha spiegato a L’Unica.
«Con il centro riformista di Ballerini abbiamo cercato l’intesa che non è stata trovata», ha detto più volte Griva. «Vedremo cosa succederà in futuro», ha aggiunto, spostando l’attenzione su quello che sembra il destino più probabile per queste elezioni: un ballottaggio tutto femminile contro Alessia Zaio.
I seggi elettorali saranno aperti domenica 24 maggio dalle ore 7:00 alle ore 23:00 e lunedì 25 dalle 7:00 alle 15:00. L’eventuale turno di ballottaggio si terrà domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026.
Le incertezze dei cittadini
Ballerini non sembra condividere questa previsione. «Noi giochiamo per vincere da soli», ha tagliato corto con L’Unica. «Non abbiamo precostituito nessun accordo, lungi da noi. Vogliamo arrivare in fondo da civici e vincere da civici. Non c’è nessuna ipotesi preliminare».
Resta da vedere come reagiranno i cittadini a una situazione che definire complicata è poco. Da una parte un centrodestra che ostenta unità dopo una lunga battaglia fratricida che ha tormentato la giunta, dall’altra un centrosinistra che si presenta diviso senza palesare eccessiva preoccupazione. A sostenere Griva, il PD ha mandato il presidente del partito Stefano Bonaccini, che ha spostato l’asticella portandola sul campo nazionale: «Se vinciamo anche a Valenza si dimostra che Meloni non è imbattibile», ha detto, invitando a concentrarsi sui programmi piuttosto che sulle persone. «Qui si deve trattenere il capitale umano: i cervelli, i talenti. Senza chi subentri all’artigiano che va in pensione, senza formazione e adeguate competenze, le aziende chiuderanno».
Un tema che la candidata ha messo al centro del suo programma elettorale: «Se cambia l’organizzazione del lavoro, cambiano anche i bisogni, i servizi, i legami tra impresa e territorio», ha detto. «Una buona amministrazione deve avere una visione, un progetto per tenere insieme cosa Valenza è stata, cos’è e cosa diventerà».
Parole difficilmente contestabili, in una visione di centrosinistra. Eppure Ballerini qualche puntino da mettere sulle i riesce a trovarlo: «L’amministrazione non deve sostituirsi all’attività imprenditoriale», ha detto a L’Unica. «Deve essere un facilitatore, deve fare aggregazione rispetto a quelle che sono le attività produttive della città, cercare di favorire la coesione e l’unità, nelle diversità. Siamo una città con tante potenzialità, ma siamo una città che conta troppo poco a causa delle divisioni. Il Comune deve aiutare a unire».
Parole apparentemente singolari in chi ha contribuito a dividere il fronte d’opposizione. «Questa è una città che è sempre stata molto divisa», ha aggiunto Ballerini. «Ed è, ci tengo a dirlo, una città che si è voluta poco bene. A Valenza non si è quasi mai fatto squadra: gli individualismi hanno poi portato sicuramente a sviluppi personali anche importanti, ma hanno frenato lo sviluppo collettivo della città».
A complicare un quadro di per sé abbastanza complesso il quarto candidato sindaco, Alessandro De Angelis, che si presenta con il supporto di due liste civiche. De Angelis, da Fratelli d’Italia era confluito nella Lega, da cui era uscito sbattendo la porta dopo quella che potremmo chiamare la “crisi dei cani”. Rappresenta il dissenso interno alla vecchia maggioranza, quella che dopo gli scontri ha ritrovato quel poco di unità che è servita per non presentarsi divisa al primo turno.
L’opposizione non ce l’ha fatta, ma – anche in assenza di sondaggi – le possibilità che la corsa possa chiudersi al primo turno sembrano limitate. Deciderà il ballottaggio e lì, più che i disegni dei partiti, conterà la volontà dei cittadini valenzani.
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