L'Unica Alessandria

Acqui sperimenta la nuova scuola di Valditara

A settembre il “Rita Levi Montalcini” inaugura il 4+2 voluto dal ministro per avvicinare il mondo della scuola alle esigenze del lavoro, ma i sindacati hanno qualche perplessità

Claudia Patrone

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Acqui sperimenta la nuova scuola di Valditara
Foto: Unsplash

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Sarà l’unico percorso della “filiera tecnologico-professionale” in provincia di Alessandria: l’Istituto di istruzione superiore “Rita Levi-Montalcini” di Acqui Terme, da settembre, inaugurerà l’indirizzo quadriennale di “Elettronica ed elettrotecnica con curvatura in Intelligenza Artificiale per l’automazione”. Il cosiddetto 4+2 è un progetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito introdotto dal ministro Giuseppe Valditara nel 2024, che si propone di favorire «il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti dai corsi quinquennali degli attuali ordinamenti, con il conseguimento in anticipo di un anno del diploma di istruzione secondaria di secondo grado in esito al superamento dell’esame di maturità».

Dopo i quattro anni di scuola, gli studenti appena maggiorenni possono frequentare il biennio (da qui il modello 4+2) nel sistema degli Istituti tecnologici superiori, noti come ITS Academy. Chi lo desidera invece potrà iscriversi all’università o iniziare subito a lavorare «con qualifiche particolarmente richieste e ben retribuite». Gli insegnanti sono affiancati nelle lezioni dagli esperti di settore, che compongono la filiera tecnologico-professionale che dà il nome al progetto, in modo da «offrire al territorio percorsi di istruzione e formazione coerenti con le esigenze dei diversi settori produttivi locali e nazionali e ridurre il disallineamento tra ciò che necessita il mondo del lavoro in termini di competenze e l’offerta di istruzione e formazione», si legge ancora sul sito del ministero. I programmi didattici sono improntati a laboratori pratici, discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneristica e matematica), nozioni utili a preparare i giovani per le aziende, competenze trasversali e di orientamento, internazionalizzazione e innovazione.

La scelta di Acqui

Elettronica ed elettrotecnica saranno le materie autorizzate ad Acqui. La presentazione è avvenuta a fine gennaio e i ragazzi hanno potuto già scoprire l’esperienza tecnologica nel “laboratorio di automazione e realtà aumentata”, dove sono stati accompagnati da studenti iscritti al corso nelle attività di sperimentazione. Le prove li hanno portati a realizzare sistemi personali, composti da pulsanti e sensori per dare comandi, un microcontrollore (il cervello che decide cosa fare), luci, suoni e motori. La dirigente scolastica, Sara Caligaris, all’epoca aveva detto a La Stampa che «con l’attivazione di questo nuovo indirizzo il nostro istituto compie un passo significativo verso una scuola capace di anticipare il cambiamento, offrendo agli studenti una formazione solida, innovativa e coerente con le reali esigenze del mondo produttivo e tecnologico». Si tratta, aveva aggiunto, «di un progetto strategico che rafforza il legame tra scuola, territorio e sistema produttivo». Della filiera acquese fanno parte università, istituti tecnologici superiori, enti di ricerca e imprese meccaniche di consolidato livello.

«Il percorso quadriennale “Curvatura AI per l’automazione” – si legge sul sito dell’istituto “Levi-Montalcini” – nasce con l’obiettivo di offrire agli studenti una formazione tecnico-scientifica avanzata in linea con le esigenze della transizione digitale e dell’industria 5.0, consentendo il conseguimento del diploma in quattro anni». È prevista una didattica integrata con lezioni in presenza, piattaforme e-learning, stage e tirocini dal secondo anno nelle aziende e negli enti partner, fino a 40 ore settimanali, per trasmettere competenze nell’automazione e nell’uso dell’intelligenza artificiale. I piani di studio saranno rimodulati per consentire di effettuare comunque, in un anno in meno del solito, lezioni di base per italiano, storia, inglese e matematica, potenziando l’interdisciplinarità di materie in compresenza per favorire «una visione sistemica dei saperi» e sviluppando un curriculum verticale per «modulare gli obiettivi formativi in coerenza con i profili di uscita e le competenze-chiave europee».

Le critiche al modello

Esistono tuttavia anche ombre in un’educazione così concepita e i critici della riforma Valditara le hanno evidenziate: per esempio, l’eventualità che le esigenze economiche delle aziende non corrispondano effettivamente agli interessi formativi dei giovani studenti.

Fra i diritti tutelati dalla Costituzione italiana c’è la promozione del pieno sviluppo della persona, come anche la sua centralità e l’acquisizione della responsabilità civica, dell’emancipazione sociale e del senso critico. Le opposizioni e i sindacati hanno espresso il timore che la scuola diventi una fabbrica di manodopera e venga meno alla sua funzione originaria di accompagnamento culturale e consapevole dei cittadini del futuro.

Una considerazione di carattere etico, specie in quest’epoca di guerre diffuse e disordini geopolitici internazionali, riguarda inoltre il pericolo di normalizzazione del settore bellico e dell’industria degli armamenti come mero comparto industriale (al progetto di Acqui, per esempio, ha aderito un’azienda – la Garbarino Pompe – che produce dispositivi su misura anche per settori strategici come quelli navali, petroliferi o militari). Il Piemonte e l’intero Nord-ovest sono un territorio peculiare in questo senso e la formazione tecnica legata alle produzioni locali potrebbe creare vincoli strutturali di filiera, per restare al termine usato nel definire il percorso, presentando come sbocchi lavorativi privilegiati mansioni che invece non sono neutre. Ed è bene che il dibattito pubblico ne renda conto in una riflessione che deve essere collettiva e trasversale.

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Le perplessità dei sindacati

Su questo tema, L’Unica ha chiesto un’opinione a Federico Demartino, sindacalista CISL Scuola per le province di Alessandria e Asti. «I percorsi 4+2 rappresentano una delle innovazioni più rilevanti degli ultimi anni nella filiera tecnico-professionale», ha detto. «L’idea è costruire un sistema integrato che colleghi scuola, formazione e mondo del lavoro. In teoria, si tratta di un’impostazione interessante, perché può rafforzare l’orientamento degli studenti e ridurre quella dispersione spesso silenziosa che colpisce in particolare gli istituti tecnici e professionali». L’argomento è sentito: «I dati ci dicono che una quota significativa di studenti percepisce la scuola come distante dalla realtà e oltre il 50 per cento chiede una didattica più concreta e orientata al lavoro. In questo senso, una filiera strutturata può aiutare a rendere più coerente il percorso formativo».

Inoltre, secondo Demartino, «c’è poi un tema importante legato agli ITS Academy, che già oggi mostrano tassi di occupazione molto elevati. Inserirli in un percorso organico fin dall’inizio può renderli più attrattivi e più efficaci». Le aspettative sono significative, ma la teoria dovrà essere tradotta in pratica. «Come CISL Scuola manteniamo un approccio prudente – ha precisato il sindacalista – poiché la qualità di questi percorsi sarà direttamente proporzionale alla progettazione e alla realizzazione concreta. Nel caso dell’istituto “Levi-Montalcini” di Acqui Terme va riconosciuto che la dirigenza ha mostrato una gestione attenta e consapevole, con una lettura equilibrata delle ricadute organizzative. Questo rappresenta certamente un elemento di rassicurazione, in una fase ancora sperimentale».

Un nodo rimane la riduzione del tempo di scuola nel senso più classico. Un aspetto da considerare è infatti la completezza della formazione culturale generale, in un momento unico di crescita personale molto significativa per i ragazzi, che è anche di condivisione con i compagni. Un ingresso anticipato nel lavoro o all’università è un vantaggio o un rischio? «Secondo noi il 4+2 non può essere letto semplicemente come un anno in meno, ma come un modello diverso», ha aggiunto Demartino. «Tuttavia, il rischio di una compressione dei contenuti esiste oggettivamente. Ridurre da cinque a quattro anni richiede una progettazione didattica molto rigorosa. Non basta togliere un anno, bisogna ripensare profondamente i curricola, le metodologie e il modo di insegnare. Alcune sperimentazioni precedenti hanno mostrato risultati non sempre equivalenti ai percorsi quinquennali, e questo impone cautela. C’è poi una dimensione educativa che non va sottovalutata: la scuola non è solo acquisizione di competenze tecniche, ma anche crescita personale, relazionale e culturale. Anticipare i tempi può essere un’opportunità per alcuni studenti, ma non necessariamente per tutti. Per questo è fondamentale che il sistema scolastico resti plurale, il 4+2 deve essere una possibilità, non un modello unico verso cui spingere tutti».

I rischi per gli studenti

È credibile che il progetto esprima un’eventuale direzione futura del sistema scolastico? «Siamo di fronte a una sperimentazione significativa, ma ancora troppo limitata nei numeri per trarre conclusioni definitive», ha detto ancora Demartino. «Parliamo di alcune centinaia di percorsi a livello nazionale, un campione statistico ancora molto ridotto per interpretare i dati. È evidente però la nascita di una politica scolastica che punta a rafforzare la filiera tecnico-professionale e ad avvicinarla di più al modello europeo. Questo può essere positivo, ma a condizione che non si crei una scuola a due velocità, con percorsi più brevi e più orientati al lavoro da una parte e percorsi più teorici dall’altra. La sfida è mantenere un equilibrio tra competenze tecniche e cultura generale, evitando una canalizzazione troppo precoce degli studenti».

Dal punto di vista degli sbocchi occupazionali, la provincia di Alessandria sembra avere una dinamica già tracciata, come dimostra anche un recente studio della stessa CISL. Si dovrebbe dedurre un allineamento tra scuola e lavoro, anche se non sono divulgati né noti dati sugli interessi espressi dai ragazzi, in rapporto alle esigenze di manodopera delle aziende.

«Il tema del rapporto tra formazione e lavoro è cruciale anche nel nostro territorio», ha proseguito Demartino. «In provincia di Alessandria esistono certamente ambiti con domanda di lavoro, penso al settore manifatturiero, alla logistica, ad alcune filiere tecniche e artigianali, ma il problema non è solo quantitativo. Spesso emerge un disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle di fatto possedute dai giovani. Tuttavia questo non si risolve semplicemente accorciando i percorsi scolastici. Serve un lavoro più profondo sull’orientamento, che oggi resta uno dei punti più deboli del sistema». Orientamento che dovrebbe aiutare i giovani a capire dove desiderano andare per esprimere al meglio sé stessi e non dove servono di più in un contesto già predestinato. «I dati nazionali dicono che molti studenti scelgono il proprio percorso senza una reale consapevolezza: e questo genera cambi di indirizzo, abbandoni o scelte poco coerenti con il mercato del lavoro. Per questo il 4+2 può funzionare solo se inserito in un sistema di orientamento continuo, serio e ben strutturato, che accompagni ragazzi e famiglie già a partire dal primo ciclo».

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“Bel progetto, che seguo fin dall’inizio. Articoli accurati, argomenti vari. Mi sono iscritta a Genova senza essere genovese, perché amo quella città e sono convinta che bisogna cambiare l’informazione locale, rendendola in qualche modo aperta a tutti. Anche da lontano, le cose che leggo e che non conoscevo sono interessanti. L’Unica conferma che uno sguardo dal basso, per così dire, può davvero essere l’occasione per creare nuove consapevolezze. Grazie e complimenti, continuate così”.

— Lucia G.

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