La rivoluzione del Gaslini
Renato Botti, direttore generale dell’ospedale infantile, spiega a L’Unica il progetto della città della salute per i bambini. E spera che la mano pubblica sia più generosa
Roberto Orlando
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Se oggi è il bambino a girare per l’ospedale, nel nuovo Gaslini sarà l’ospedale a girare intorno al bambino. E non stiamo parlando di un futuro lontano, perché il cantiere del padiglione zero, che costituirà il cuore del nuovo ospedale dei piccoli, è arrivato al sesto piano sui sette previsti (altri due si trovano sotto) e già si cominciano a vedere le prime finestre installate. Secondo i programmi, il padiglione zero sarà operativo nell’ottobre 2027.
Il ribaltamento della prospettiva nella cura dei bambini avrà anche un suo corrispettivo “geografico”. Si entrerà in ospedale non più dal mare, dall’ingresso a tutti noto di via V Maggio, ma da nord in via Redipuglia, attraverso una grande piazza verdeggiante, proprio accanto al padiglione 20, da poco ristrutturato, che sembra quasi il prequel di questa rivoluzione.

La metamorfosi non riguarderà soltanto l’assistenza sanitaria, ma anche le funzioni stesse dell’istituto, nato a Quarto nel 1938 e divenuto uno dei più grandi policlinici pediatrici scientifici d’Europa. Perché l’idea è quella di realizzare in un futuro molto prossimo – con la dismissione di cinque grandi padiglioni del vecchio ospedale – una città della salute, che comprenda un campus universitario con foresteria, un asilo per i figli dei dipendenti, ma soprattutto alloggi per le famiglie dei piccoli pazienti, considerando che il 40 per cento di loro proviene da fuori Genova. L’intenzione è anche di coinvolgere le imprese del settore farmaceutico e delle biotecnologie o che forniscono servizi sanitari. Tutto questo però avverrà dopo, quando si renderanno disponibili nuove risorse finanziarie.