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Torna il derby, ma lo stadio non è all’altezza

La lunga storia del Censin Bosia. Il presidente dell’Asti racconta di pagare i lavori di tasca sua: «Il Comune dovrebbe venirci incontro»

Enzo Armando

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Torna il derby, ma lo stadio non è all’altezza

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La prossima sarà la stagione in cui ritornerà, in serie D, il derby tra Asti e Alessandria. L’ultima volta in cui le due squadre piemontesi si erano affrontate risale a 22 anni fa, nel campionato di Eccellenza: i “galletti” astigiani e i “grigi” alessandrini si sfidarono allo stadio Censin Bosia di Asti in pieno inverno, il 4 gennaio 2004: la partita finì 2-2. Per l’Asti segnò due volte Fausto Pagani, tra l’altro un ex che qualche anno prima aveva giocato con i rivali.

Mentre il Moccagatta, lo stadio di Alessandria, negli ultimi anni è stato tirato a lucido tanto da essere omologato non solo per la serie B, ma anche per le competizioni internazionali, l’impianto comunale astigiano – intitolato a un portiere che nel 1926 vinse uno scudetto con il Torino – è in piena decadenza, con la gradinata centrale impraticabile e abbandonata a sé stessa. Sorgono quindi dubbi che il derby atteso da più di vent’anni si possa giocare ad Asti, se non a porte chiuse. L’Alessandria ha al suo seguito sempre intorno ai 600 tifosi e quella che è stata definita la “gabbia”, la zona recintata per i sostenitori ospiti voluta dalla Questura nella curva accanto all’ingresso, ne può contenere al massimo 240.

«Stiamo pensando di implementare la tribuna laterale con altri 400 posti», ha spiegato a L’Unica il presidente dell’Asti Bruno Scavino, fondatore e titolare della Brumar, un’azienda attiva nel settore dei ricambi e delle macchine da giardino. «Poi c’è da sistemare l’impianto delle luci: il Comune dovrebbe venirci incontro. Stiamo facendo un sacco di cose a cominciare dalla cura del terreno di gioco, ma sono tutti investimenti personali. Quando dico che sono solo è perché non c’è nessuno che mi aiuta».

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