L'Unica Genova

Il trenino è ripartito, ma i problemi restano

La riapertura parziale della ferrovia Genova-Casella scontenta turisti e residenti

Emanuele Cavo

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Il trenino è ripartito, ma i problemi restano
Foto: Emanuele Cavo

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A metà tra un simbolo del turismo dell’entroterra genovese e un mezzo di trasporto fondamentale per studenti e pendolari che ogni giorno devono raggiungere il capoluogo, il trenino di Casella è tornato sui binari lo scorso 25 aprile. Una riapertura soltanto parziale – in termini sia di disponibilità sia di percorso – che non sembra aver risolto del tutto i problemi di un servizio che negli ultimi anni ha funzionato a singhiozzo.

Aperture, chiusure, bus sostitutivi, limitazioni del percorso. Da diverso tempo a questa parte gli abitanti di Casella, Sant’Olcese e non solo hanno dovuto fare i conti con tutti questi cambiamenti, che hanno avuto ripercussioni sulle attività commerciali della zona che, soprattutto nella stagione primaverile e in quella estiva, facevano grande affidamento sul flusso di turisti provenienti da Genova.

«In questo periodo è stato un disastro», hanno detto a L’Unica gli esercenti dietro al bancone della Pasticceria Mario, situata proprio di fronte al capolinea di Casella. «Adesso potrebbero esserci più turisti, ma la ripresa soltanto parziale non aiuta: se il treno non parte da Genova è difficile che i turisti facciano metà percorso in bus e metà percorso in treno. Per chi come noi fa affidamento sul turismo, la cosa più importante è la ripresa del collegamento diretto da Genova. Sui tempi non ci dicono nulla, ma continuiamo a sperare in una riapertura totale».

Foto: Emanuele Cavo

Quasi cento anni dalla prima corsa

Inaugurata ufficialmente nel 1929, fin dai primi anni la ferrovia Genova-Casella è entrata nel cuore dei genovesi, che la identificano come il “trenino di Casella”, un diminutivo quasi affettuoso che sottolinea il legame con la città e con i suoi abitanti.

I binari si estendono per oltre 24 chilometri, passando per undici ponti e tredici gallerie. Dai 93 metri di altitudine di piazza Manin, a Genova, si arriva ai 410 metri sul livello del mare del capolinea di Casella (il punto più alto si raggiunge con i 456 metri sul livello del mare di Crocetta d’Orero). Tra i mezzi che percorrono i binari, c’è anche il locomotore 29. Si tratta della locomotiva elettrica più antica ancora attiva in Italia, risalente al 1924 e oggetto di un restauro che l’ha resa un gioiello storico della linea.

Dopo decenni di idee e progetti e l’inizio dei lavori interrotto dallo scoppio della Prima guerra mondiale, la prima corsa aperta al pubblico venne effettuata il 1° settembre del 1929. Oltre a offrire fin da subito un collegamento con la città, a partire dagli anni Trenta i genovesi iniziarono a vedere il treno come un mezzo di trasporto ideale per raggiungere l’entroterra per le gite primaverili e nei periodi di villeggiatura.

Nel secondo dopoguerra la ferrovia Genova-Casella visse un periodo di incertezza e nel 1949 subentrò la gestione del Ministero dei Trasporti. L’impulso per i lavori di rinnovamento avvenne soltanto dopo la tragedia del gennaio del 1974, quando a seguito di una frana in località Sardorella si verificò il deragliamento di una locomotiva che causò una vittima. Nel corso dello stesso anno l’intera linea venne messa sotto sequestro e poté riaprire solo dopo l’esecuzione dei lavori più urgenti di messa in sicurezza.

A partire dal 2000 la gestione della ferrovia è passata prima a Ferrovie dello Stato, poi alla Regione Liguria e, infine, ad AMT, l’azienda del trasporto pubblico locale genovese.

Un servizio a singhiozzo

Da oltre dieci anni, la ferrovia Genova-Casella ha funzionato soltanto a intermittenza. I periodi di apertura si sono alternati con le chiusure totali o parziali e anche adesso il servizio non si può considerare ripristinato totalmente. Dalla ripartenza dello scorso 25 aprile, il trenino è tornato in funzione soltanto il sabato, la domenica e nei festivi e offre la copertura di circa metà percorso, dal capolinea di Casella fino alla fermata di Vicomorasso. Dal lunedì al venerdì e nella tratta tra Vicomorasso e il capolinea di piazza Manin il servizio è effettuato dai bus sostitutivi.

«Noi abitiamo qui a Casella e lo utilizzavamo soprattutto in primavera per andare a fare delle gite e delle camminate», hanno raccontato a L’Unica alcune signore ferme sulla banchina in attesa dell’arrivo del treno. «Però c’erano anche molti pendolari che prendevano il treno ogni giorno per andare a lavorare a Genova, così come tanti studenti che andavano a scuola. Adesso sarà aperto soltanto nei weekend e nei festivi, quindi non potrà avere questa funzione. Speriamo possano tornare a prenderlo i turisti, perché in questo periodo di fermo si è sentita tanto la mancanza delle persone che arrivavano con il trenino, anche per le attività commerciali».

Foto: Emanuele Cavo

Un futuro incerto

A fine marzo 2026 l’assessore ai Trasporti della Regione Liguria, Marco Scajola, ha effettuato un sopralluogo insieme ad alcuni amministratori locali e ai tecnici di AMT percorrendo la tratta tra Casella e Sant’Olcese. Una giornata che era molto attesa, ma che non ha portato i risultati sperati. Se da un lato proprio in quell’occasione era arrivato l’annuncio della parziale riapertura della tratta, dall’altro non erano arrivate delle date su un ripristino totale del servizio.

Questa situazione sembra ancor più un paradosso visti gli investimenti effettuati negli ultimi anni. Secondo quanto riportato dal TGR Liguria della RAI, dallo Stato sono arrivati 16 milioni di euro nel 2018 per migliorare la sicurezza ai quali se ne sono aggiunti altri 30 milioni stanziati nel 2020. La Regione Liguria, invece, spende più di 700 mila euro ogni anno per la manutenzione.

I problemi principali attualmente riguardano due frane: la prima in località Sardorella, la seconda in prossimità del Palo n°92 nel territorio comunale di Genova.

La sensazione di incertezza è ulteriormente cresciuta dopo le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale alla Protezione civile, Giacomo Giampedrone, intervenuto a Telenord: «Ho letto commenti sulla mia assenza [al sopralluogo dell’assessore Scajola, ndr], ma la realtà è solo una, ossia che io della frana che minaccia i binari di Sant’Olcese non so nulla. Non ho alcun progetto e nessuno me ne ha informato. A oggi nulla è cambiato».

Le reazioni non si sono fatte attendere. «Sono affermazioni difficilmente comprensibili e lontane dalle realtà dei fatti», ha commentato Sara Dante, sindaca di Sant’Olcese. «L’amministrazione comunale ha segnalato la criticità in più occasioni e con atti formali, a partire da gennaio 2025, attraverso l’invio di diverse PEC agli uffici regionali competenti [...] A ciò si aggiungono ulteriori contatti, anche informali, con gli uffici dell’assessorato, finalizzati a sollecitare un sopralluogo e l’attivazione di un confronto tecnico, senza che a tali richieste sia mai seguito un riscontro concreto».

Mentre il futuro rimane incerto, il trenino di Casella continua a viaggiare a mezzo servizio. Il divario tra le risorse stanziate e i disservizi continui è evidente e pone interrogativi sulla gestione attuata in questi anni. La riapertura soltanto a metà, infatti, assume più le sembianze di una piccola tregua, che non riesce a sopperire alle esigenze di pendolari e studenti e che, al tempo stesso, rischia di portare benefici soltanto limitati anche dal punto di vista turistico. Ma per gli abitanti di Casella, di Sant’Olcese e di tutta la valle il trenino non è solo un collegamento con la città o un ricordo nostalgico di una gita fatta in passato: è uno strumento necessario a incentivare l’economia del territorio. E, come tale – a prescindere dalle polemiche politiche – andrebbe preservato. Con i fatti, e con chiarezza.

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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