L’inceneritore ligure che spaventa l’Alessandrino
Si allarga la protesta contro l’ipotesi della Regione Liguria di costruire un termovalorizzatore a Cengio. Si temono inquinamenti lungo tutto il corso della Bormida. Ad Acqui l’ultima assemblea
Claudia Patrone
6 min read
Vuoi aiutarci a migliorare L’Unica? Compila questo breve questionario, richiederà pochi minuti del tuo tempo. Grazie.
«Ex ACNA di Cengio e inceneritore dei rifiuti ligure in valle Bormida: quale futuro attende il nostro territorio dal punto di vista ambientale e della salute pubblica? Per rispondere a questa domanda e fare il punto su due questioni calde e strettamente interconnesse, giovedì 25 giugno, alle ore 20:30, si terrà un’importante assemblea presso la sala ex Kaimano di Acqui Terme».
È una chiamata alla partecipazione civica quella che il Comune ha rivolto alla popolazione di Acqui. Ed è anche l’effetto più recente dell’onda lunga di preoccupazione e proteste che ha investito il Piemonte da diversi mesi, di fronte all’ipotesi di realizzare nell’entroterra savonese un impianto di incenerimento della spazzatura prodotta evidentemente soprattutto a Genova.
Leggi anche
Val Bormida, la lotta ai veleni non è mai finita
Fra le aree ritenute idonee dalla Regione Liguria, infatti, due sono situate giusto alle porte delle colline delle Langhe e dei territori celebrati dall’Unesco: il sito ex ACNA di Cengio, dove permane un’eredità pesante delle antiche produzioni chimiche che è stata solo in parte bonificata e messa in sicurezza, e la superficie comunale di Cairo Montenotte, anch’essa gravata da presenze industriali di notevole impatto.
Quattro province, una valle
Non è strano che l’Alessandrino sia così legato al Savonese. È il lungo corso del fiume Bormida ad avere insegnato a questa zona di confine, che fra le regioni Piemonte e Liguria attraversa quattro province, a sentirsi parte di un’unica bio-regione, a sentirsi valle. Una valle che origina nelle montagne dell’entroterra ligure, per poi estendersi per centocinquanta chilometri nei territori del Cuneese, che diventano Astigiano e che, infine, ad Alessandria, confluiscono nella pianura lambita dal Tanaro.
Una lezione che la valle Bormida ha imparato con dolore. Gliel’ha insegnata nel profondo un inquinamento di centodiciassette anni, quando il fiume era nero, biologicamente morto, e una densa schiuma biancastra e maleodorante si formava nei vortici della corrente. Tanto durarono le produzioni dell’ACNA di Cengio. Ma maestra fu anche la devastante alluvione del 1994, con una piena che travolse e distrusse ogni cosa, fino a congiungersi con la tragica esondazione ad Alessandria.
Il dibattito del 25 giugno affronterà i due temi caldi del momento. Da un lato la questione inceneritore, con l’impatto ambientale sul tessuto locale e le possibili alternative sostenibili in un’ottica di economia circolare. Dall’altro lo stato dell’ex ACNA, con un focus sul monitoraggio del sito «per garantire che la guardia rimanga alta sulla tutela delle falde acquifere e della salute dei residenti», come si legge sull’invito del Comune di Acqui.
Gli eventi informativi e di sensibilizzazione degli abitanti si susseguono da diversi mesi e ora, per la prima volta, approderanno in provincia di Alessandria. La formula prevede un modello già collaudato, fatto di analisi tecniche puntuali, aggiornamenti procedurali, dettagli specifici, ma anche della ferma denuncia di un modo di agire da parte della Regione Liguria che finora non ha lasciato alcuno spazio al dialogo e al confronto con gli enti locali e i residenti, che non hanno mai perso l’occasione di dimostrare la loro ferma opposizione al progetto.
Gruppi di lavoro hanno riunito gli esperti nelle competenze ambientali, politiche, sanitarie, legali e gli esiti di quegli studi – sull’iniziativa della giunta Bucci di costruire l’inceneritore per chiudere il ciclo dei rifiuti – vengono restituiti al pubblico in forma divulgativa, che possa essere compresa da chiunque. Soprattutto, da queste parti la cittadinanza attiva ha una lunga storia che arriva da lontano: e la consapevolezza che sia di nuovo necessario impegnarsi per contrastare la minaccia si sta diffondendo rapidamente.
Leggi anche
L’archivio ritrovato della lotta contro i veleni
L’inquinamento si espande per chilometri
Renato Galliano è il presidente dell’osservatorio del paesaggio “La prima Langa”, una delle sedici associazioni che partecipano al “Coordinamento No Inceneritore” nato negli ultimi mesi- «La minaccia dell’inceneritore a Cengio o a Cairo, con gravi danni ambientali e sanitari, ripercorre la stessa logica dell’ACNA», ha detto a L’Unica. «Effetti negativi sul territorio e sulle comunità che lo abitano. Benefici per il gruppo industriale che gestirà l’impianto. La storia si ripete, così come si ripete il coinvolgimento sociale, la contrarietà dei sindaci, l’attività delle associazioni e dei comitati. I cittadini vogliono uscire da questa gabbia della marginalità e poter intervenire rifiutando soluzioni inaccettabili per il proprio territorio e per le future generazioni».
È lui che di solito dal palco parla con chiarezza. «L’incenerimento dei rifiuti non è una soluzione», ha spiegato a L’Unica. «Crea inquinamento atmosferico con sostanze anche molto pericolose che si disperdono per chilometri, crea il 25-30 per cento di polveri tra sottili e leggere. Si tratta di un progetto industriale speculativo che non apporterà nessun beneficio alla comunità locale, ma che lascerà una pesante eredità ambientale per 20-30 anni. Occorre andare verso la raccolta differenziata, il riuso e il riciclo». Gli stessi obiettivi, peraltro, suggeriti dall’Unione europea in via prioritaria per la gestione dei rifiuti.
Daniela Prato è la portavoce del “Coordinamento No Inceneritore” ed è a capo delle numerose iniziative che coinvolgono da mesi gli attivisti: volantinaggi nei paesi, campagne social, anche flash mob. «Siamo contrari a un impianto del genere perché rappresenta un progetto obsoleto rispetto alle alternative, che prevedono prima di tutto la raccolta differenziata e il riciclo, cosa che sicuramente non si sta facendo abbastanza in Liguria e in particolare a Genova», ha detto. Effettivamente, i dati raccontano che nella Regione la separazione dei materiali non raggiunge il 60 per cento e nel capoluogo è di poco superiore al 50, quando la normativa europea chiede obiettivi del 65 per cento come minimo. «Basti invece pensare che in valle Bormida, dove vorrebbero bruciare i rifiuti, è attestata a soglie prossime all’80 per cento», ha fatto notare Prato. Oltre il danno, la beffa.
«Difendiamo la valle Bormida anche perché non è assolutamente un sito idoneo ad accogliere un inceneritore», ha continuato la portavoce del Coordinamento. «Prima di tutto, per le sue criticità pesanti a livello ambientale: abbiamo già pagato pregresse pianificazioni industriali, che devono ancora essere bonificate e di cui subiamo tuttora le conseguenze. In secondo luogo, perché almeno il 70 per cento dei rifiuti liguri arriva da una distanza di diverse decine di chilometri e questo appesantirebbe il traffico veicolare su infrastrutture viarie già congestionate. Infine perché la gestione ambientale nel nostro territorio è approssimativa: è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo realtà come lo stoccaggio non regolare delle ceneri dell’inceneritore di Torino, aziende che sforano di benzoapirene: queste cose dimostrano che siamo una terra poco controllata, meglio ancora fuori controllo».
Ci sono inoltre condizioni naturali alla base delle preoccupazioni degli abitanti: «La conformazione geografica della vallata non permette un riciclo dell’aria: gli inquinanti ricadrebbero sul territorio», ha concluso Prato. «Da tempo chiediamo alla Regione Liguria una valorizzazione seria e costruttiva dei nostri luoghi: abbiamo coinvolto realtà come il basso Piemonte, che crede fermamente in una politica diversa e che verrebbe penalizzato in maniera pesante da questa scelta. Ecco perché continuiamo a informare le persone con le assemblee. Agiremo per vie legali, se ci sarà la presentazione di progetti concreti e se l’intento di costruire l’inceneritore in valle Bormida dovesse proseguire». Entro il 30 giugno, in base al bando regionale, le società interessate al business dovranno presentare i loro programmi di investimento. Cinque delle sei proposte preliminari finora inoltrate hanno già indicato la valle Bormida per la localizzazione.
Il sindaco di Acqui
In ogni caso non è ancora detta l’ultima parola. La questione è già arrivata in Parlamento, dove i deputati Angelo Bonelli e Marco Grimaldi (Alleanza verdi-sinistra) e il collega Andrea Giaccone (Lega) hanno presentato interrogazioni al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. In consiglio regionale del Piemonte, a tenere caldo il tema con altrettanti atti formali ci hanno pensato, nei giorni scorsi, gli esponenti del Partito democratico Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti e quelli della Lega Fabio Carosso e Marco Protopapa. «Non bisogna abbassare la guardia», ha ammonito quest’ultimo.
In Liguria, l’opposizione di centrosinistra si è da tempo dichiarata con fermezza contraria alla costruzione di un inceneritore, promuovendo un ciclo dei rifiuti completamente sostenibile, con potenziamento della raccolta differenziata, riciclo spinto e riuso dei materiali, contestando l’ipotesi di nuovi carichi ambientali. Seguono da vicino la vicenda e si sono pronunciati contro l’impianto le Province di Cuneo e Asti, l’Unione montana alta Langa, mentre molti Comuni liguri e piemontesi hanno approvato delibere dello stesso tenore. Le parole più dure sono venute dal sindaco Danilo Rapetti: «Non possiamo che essere solidali con la nuova lotta della val Bormida», ha detto a L’Unica. «Questa è una terra che da cent’anni subisce angherie e che ha sempre saputo tenere la testa alta e la schiena dritta, fino a vincere le sue battaglie, sia pure al prezzo di molte preoccupazioni e, spesso, di sofferenza e morte. Un inceneritore sarebbe materia di cui discutere serenamente, ma non qui. In val Bormida un inceneritore sarebbe altamente e decisamente inopportuno. In memoria di ciò che è stato e a tutela di ciò che sarà».
Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
I vostri messaggi
“Leggo queste storie con interesse”.
— Christian G.
E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
ScriviciTi consigliamo anche:
😄 A Bosia, nel Cuneese, il premio per chi sa osare (da L’Unica Cuneo)
🙊 Da dove arrivano le dichiarazioni di Trump su Meloni (da Pagella Politica)
⚽ La disinformazione sessista ha invaso i Mondiali di calcio (da Facta)